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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Insurrezione. 14 luglio 1948: l'attentato a Togliatti e la tentazione rivoluzionaria

Carlo Maria Lomartire

Milano, Mondadori, 261 pp., euro 18,00 2006

Il 14 luglio 1948 e dintorni rappresentano un topos classico della storiografia rivolta alla divulgazione, un topos che insieme alla vicende della violenza del dopoguerra, del piano K per la conquista del potere da parte comunista e le vere o presunte responsabilità di Togliatti negli anni del terrore staliniano, periodicamente ritorna alla ribalta della comunicazione massmediologica. Anzi, in qualche modo, l'attentato a Togliatti e la (mancata) insurrezione sono il punto di saldatura di tutti questi (ed altri) elementi problematici legati al nodo politico e storiografico del comunismo italiano e del suo leader indiscusso: c'è la violenza agita spontaneamente e non, c'è l'attesa del momento della conquista del potere dopo la sconfitta del 18 aprile, c'è il rapporto ineludibile fra URSS e PCI, c'è infine, e soprattutto, il rapporto a distanza Togliatti- Scelba, la vittima e il protagonista di giornate cruciali di potenziale svolta in senso drammatico della storia repubblicana. In questa prospettiva il volume di Lomartire mantiene le promesse al vasto pubblico cui è indirizzato, ripercorrendo in stile giornalistico e narrativo quei tre giorni che costarono trenta morti e oltre ottocento feriti e che costituirono, comunque, un punto di svolta nel consolidamento della giovane democrazia. Per la sinistra comunista la inevitabile insurrezione mancata fu una sconfitta sia sul versante politico che su quello sindacale (con la rottura dell'unità della CGIL e la nascita della CISL) e segnò l'inizio di una faticosa e dolorosa marcia di avvicinamento alle istituzioni che si sarebbe conclusa quasi un trentennio dopo. Per il governo De Gasperi (e Scelba) fu, al contrario, superata la fase nevralgica e iniziò un percorso di «normalizzazione» dei rapporti con l'opposizione che ebbe proprio in quello che fu chiamato «processo alla Resistenza » uno dei suoi strumenti più spregiudicati ed efficaci: una strategia di «attacco al nemico in fuga» che, all'avvio della guerra fredda, riuscì a mettere il PCI per anni nella condizione di difesa utilizzando con ampiezza le istituzioni dello Stato (nelle settimane successive le forze dell'ordine procedettero all'arresto di oltre 7.000 militanti, 1.800 solo in Toscana dove nella zona dell'Amiata l'insurrezione aveva avuto i suoi momenti più duri e sanguinosi). Lomartire rimane sul terreno divulgativo, non solo rinunciando ad un apparato critico (compensato parzialmente da una bibliografia finale) ma anche riproponendo alcuni degli schemi ormai consolidati legati alle vicende del luglio 1948, primo fra tutti Gino Bartali e la sua «provvidenziale» vittoria al Tour de France. Non sarebbe però né giusto né generoso relegare questo volume (come altri del medesimo taglio) in quella schiera di prodotti che spesso la cerchia degli storici professionisti sottovalutano snobisticamente e che invece possono costituire un utile momento di ingresso per un pubblico più ampio al quale proprio gli storici professionali mostrano tanta difficoltà a correlarsi in termini efficaci.


Massimo Storchi