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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La guerra di Troilo. Novembre 1947: l'occupazione della prefettura di Milano, ultima trincea della Resistenza

Carlo Troilo

Soveria Mannelli (Cz), Rubbettino, pp. 283, euro 17,00 2005

Ettore Troilo (1898-1974), antifascista, fondatore e comandante della formazione partigiana Brigata Maiella, viene nominato nel gennaio 1946 prefetto di Milano in sostituzione di Riccardo Lombardi, chiamato a responsabilità di governo. Nonostante il prestigio della carica e l'importanza cruciale di una città come Milano nel secondo dopoguerra, i lavori storiografici accumulatisi nel corso degli anni non dedicavano il dovuto spazio all'attività di Troilo nel capoluogo lombardo, fermandosi alla sola ricostruzione del periodo partigiano dell'avvocato abruzzese; quando ci si spingeva al periodo 1946-1947 era solo per ricordare l'episodio dell'occupazione della prefettura del novembre 1947. Il volume di Carlo Troilo si presenta come il primo, documentato lavoro ? più di taglio giornalistico che storico ? che ricostruisce la vicenda dell'antifascista abruzzese dagli anni della formazione fino alla Resistenza e ai due anni trascorsi a Milano, soffermandosi in particolar modo sulla gravissima crisi della fine del 1947, quando la notizia della sua rimozione da parte di Scelba portò il capoluogo lombardo sull'orlo dello scontro armato, tra chi si opponeva alla sostituzione del prefetto e il governo centrale. Troilo è l'ultimo prefetto, se non di nomina, almeno di ?ispirazione? e ?gradimento? del CLN; per due anni deve gestire una situazione economico-sociale drammatica, una conflittualità sociale acutissima, i rapporti con i partigiani, i reduci, il sindacato, i partiti e tra quest'ultimi il PCI in una delle sue roccaforti politico-organizzative. Affronta alcune gravi crisi come la rivolta del carcere di San Vittore e il trafugamento della salma di Mussolini, percepiti come attacchi da parte del risorgente fascismo al nuovo e fragile assetto dello Stato democratico; cerca di ripristinare l'ordine pubblico, nonostante un corpo di polizia insufficiente e inaffidabile, e di fronteggiare il caro viveri, la penuria di generi alimentari, la mancanza di materie prime e di energia elettrica per le industrie. Il ?prefetto della Resistenza? dimostra coraggio, grandi capacità di lavoro e di mediazione nella risoluzione dei conflitti sociali; forte dell'esperienza e dell'autorevolezza acquisite durante la Liberazione, convoca, in occasione della rivolta dei partigiani dell'agosto 1946, i prefetti dell'Alta Italia; per combattere il caro viveri organizza le squadre di vigilanza annonaria, collabora con sindaco e Camera del lavoro, fa la spola con Roma per garantire la soluzione dei gravi problemi dei milanesi. La prefettura di Milano diventa un punto di riferimento essenziale per la popolazione e per le forze politiche e sindacali, seppure tra difficoltà crescenti dovute al radicale mutamento della situazione nazionale e internazionale. L'occupazione della prefettura della fine novembre 1947 rappresenta il drammatico epilogo di uno scontro che trascende la dimensione locale per assumere un significato generale per l'intero paese. Il segno inequivocabile che il dopoguerra, con le sue speranze e le sue illusioni, si era definitivamente concluso.


Piero Di Girolamo