SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Condizione operaia e Resistenza. Il caso della Toscana

Catia Sonetti

Roma, Ediesse, 136 pp., Euro 8,00 2007

Il volume di Catia Sonetti, studiosa attenta ai temi del mondo del lavoro e della memoria nella realtà regionale toscana, si muove nel solco della storiografia più avvertita rispetto alla necessità di superare rappresentazioni della classe operaia tese ad esaltarne la coesione e la capacità di essere soggetto centrale di ogni processo di trasformazione sociale. Questo rischio è ben presente quando si tratta di affrontare la questione degli scioperi operai del 1943-1944, che hanno alimentato per lungo tempo una retorica resistenziale che ne faceva il punto centrale della mobilitazione della classe operaia (guidata «ovviamente» dal Partito comunista) nella lotta al nazi-fascismo.Anche i casi di studio analizzati dalla Sonetti, che costituiscono altrettanti capitoli del libro (le aree metallurgiche di Pistoia e Livorno, quelle tessili di Arezzo e Prato, le vetrerie di Empoli), confermano la centralità degli scioperi nel sancire la spaccatura tra il regime fascista e il paese, ma ci forniscono anche utili indicazioni sul rapporto non sempre univoco e mai scontato tra le pulsioni di protesta e di disagio dei lavoratori e la capacità dei militanti consapevoli e delle organizzazioni antifasciste di dare senso e prospettiva a queste tensioni.La possibilità di analizzare questa «classe operaia periferica» (per usare la felice espressione utilizzata da Pier Paolo D'Attorre) consente di mettere in luce la complessità dei «mondi operai» analizzati, a partire dal rapporto tra le fabbriche e il territorio rurale circostante. Emergono con forza il ruolo e il protagonismo delle donne, l'instabilità lavorativa e la pluriattività, il rapporto tra lavoro specializzato e tradizioni artigianali, i percorsi di formazione e scambio politico tra operai giovani e vecchi.Le storie di lotta e di resistenza civile raccontate nel volume rendono conto dei percorsi non lineari e non scontati che portano parti importanti del mondo del lavoro a partecipare alla lotta antifascista. Basti pensare al ruolo di «sobillatori» di alcuni operai ebrei a Livorno (nel 1943!), o a quello che vede protagonista il basso clero nella provincia di Arezzo; alle forme di lotta e al rapporto con le organizzazioni resistenziali nelle fabbriche della zona di San Marcello Pistoiese e nelle miniere di Castelnuovo dei Sabbioni; alle azioni repressive e di deportazione nei casi della «valle rossa» (la val Bisenzio sopra Prato) e ad Empoli, dove la lotta operaia si salda con quella dei contadini.La qualità dei casi analizzati nel volume aumenta il rammarico per il fatto che la ricerca non ha potuto prendere in esame tutto il territorio regionale. Il progetto originario, sostenuto dal Coordinamento femminile regionale dei pensionati della CGIL, prevedeva una ricerca sulla partecipazione femminile agli scioperi del 1943-1944 nell'intera regione: ma questo non si è potuto realizzare per la mancanza di testimonianze e per la rinuncia dell'altra ricercatrice coinvolta. Unica traccia delle intenzioni originarie sono due storie di vita di operaie diventate partigiane, che chiudono il volume.


Claudio Silingardi