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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Cattolicesimo liberale e «religione della libertà». Stefano Jacini di fronte a Benedetto Croce

Federico Mazzei

Roma, Studium, 2015, 192 pp., € 19,00 2016

In questo saggio fondato su materiale in larga parte inedito, Mazzei si propone di ricostruire il «complesso itinerario, segnato da aspri dissensi ma anche da reciproci accostamenti e sforzi di comprensione malgrado l’inconciliabilità dei presupposti teoretici e religiosi» (p. 23), intercorso fra Stefano Jacini, nipote omonimo del politico ottocentesco che dette il nome alla grande inchiesta agraria, e Benedetto Croce, nel quarantennio compreso fra il 1908 e il 1947. Nei dodici capitoli, più un Epilogo, che formano il libro emerge un confronto intellettuale continuo che, come nota Roberto Pertici nella sua Prefazione, «rinvia a problemi più generali della storia d’Italia della prima metà del Novecento» (p. 8). Jacini, infatti, pur critico egli stesso con la linea seguita dalla Chiesa nei confronti dello Stato italiano, rivendicava l’importanza della tradizione del cattolicesimo liberale, tradizione che invece Croce guardò sempre con riserva. In questo confronto diretto e indiretto, grazie al dialogo incrociato con altre personalità quali Alessandro Casati e Alcide De Gasperi, spiccano le pagine che l’a. dedica all’impatto della Storia d’Europa nel secolo decimonono, opera in cui le critiche di Croce al ruolo della Chiesa e del cattolicesimo raggiunsero un elevato livello di asprezza. Jacini era d’accordo con l’attacco al cattolicesimo clericale; contestava invece la scelta di non approfondire quello liberale. Egli, nei secondi anni ’30, infatti, iniziò a riconoscere, dopo le critiche degli anni precedenti, il ruolo della Chiesa quale «presidio della civiltà» (p. 153) contro i totalitarismi. Ad Alessandro Casati, ad esempio, il 23 luglio 1938, Jacini confessava di trovare incomprensibile il persistere dell’anticattolicesimo di Croce di fronte alla «sola autorità costituita che in questo momento combatte a viso aperto, affrontando gravi pericoli, contro statismo, nazionalismo e razzismo in nome della personalità e della fraternità umane» (p. 155). Questi sono solo alcuni dei temi che il volume ha il pregio di proporre al lettore. Strettamente collegate a questa discussione sono le opere storiche jaciniane sulla cui genesi e i cui obiettivi l’a. spende considerazioni approfondite e degne di nota. Per Jacini, Croce fu il modello metodologico e teorico a cui ispirarsi per i suoi lavori storiografici. Anche in questo campo egli mantenne ferma la propria autonomia di pensiero, cercando di lumeggiare attraverso la ricerca la lezione del cattolicesimo liberale, difendendo in pari tempo quella visione anticoncordataria che gli aveva fatto duramente criticare gli accordi del 1929. Un libro, quello di Mazzei, veramente ricco di spunti – e, giova sottolinearlo, ben scritto – che dimostra quanti e quali risultati un’analisi approfondita delle carte, strettamente connessa al contesto cui esse si riferiscono, possa offrire alla riflessione dello storico.


Christian Satto