SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La città nazionale. Roma capitale di una nuova élite (1870-1915)

Cecilia Dau Novelli

Roma, Carocci, 325 pp., Euro 34,00 2011

Questo di Cecilia Dau Novelli è uno studio sulla formazione e sull'evoluzione di una nuova élite di notabili a Roma nel periodo liberale. L'a., già da tempo impegnata a indagare caratteri e funzioni dei ceti dirigenti nella storia nazionale, presenta una ricerca che ha l'obiettivo di ricostruire il profilo di questa «nuova élite italiana», «un gruppo sociale completamente nuovo» (p. 37), sorto all'interno di «una vera e propria rivoluzione demo-antropologica» (p. 43) che avrebbe investito l'intera società romana nell'ultimo trentennio dell'800.Il volume è strutturato in sei capitoli. Dopo una prima parte dedicata a una descrizione complessiva delle trasformazioni della città e della sua classe dirigente all'indomani di Porta Pia, seguono quattro capitoli in cui l'a. approfondisce l'analisi sulle famiglie notabili e sulla gestione dei loro patrimoni, sul rinnovamento delle istituzioni educative pubbliche e private, sulle condizioni di lavoro dei dipendenti statali e dei liberi professionisti e, infine, sulla nascita e sulla trasformazione di nuove istituzioni e sodalizi culturali, destinati a trasformarsi in importanti luoghi di sociabilità della nuova élite. Conclude il volume un capitolo dedicato a una riflessione sul ruolo della capitale nella formazione di una «società nazionale» e al passaggio, agli inizi del '900, da una «identità nazionalitaria» a una «nazionalista» (pp. 269-308).È una ricerca, questa, che si colloca all'interno di una consolidata tradizione di storia sociale, ma che rivela anche un gusto eclettico nella scelta di intrecciare diverse metodologie di indagine. Emergono infatti categorie che valorizzano le autorappresentazioni dei gruppi sociali, con un ampio utilizzo di giudizi e analisi di osservatori coevi, elaborazioni statistiche, basate per lo più sull'esame di dati censuari, ricostruzioni di singoli percorsi famigliari, emblematici di prassi e comportamenti diffusi. Quello che ne esce è una dettagliata mappa sociale di Roma, che offre informazioni significative sulle trasformazioni in corso nella città durante il periodo liberale. Gli aspetti più originali del lavoro riguardano il ruolo della corte, le attività della nobiltà, lo sviluppo del mondo delle professioni, l'organizzazione dell'università, la proliferazione di nuovi spazi di aggregazione notabilare, ma soprattutto la partecipazione dei cattolici, e in particolare delle associazioni femminili, alla vita pubblica della nuova capitale. Non a caso, infatti, all'interno di questa lettura risulta in parte ridimensionata l'idea del conflitto tra laici e cattolici come chiave predominante nell'interpretazione della dinamica sociale capitolina.A giudizio dell'a., Roma riesce ad assolvere il suo compito di capitale soprattutto perché si modernizza e diviene il luogo deputato di costruzione di una nuova classe dirigente con una solida «identità nazionalitaria». Solo agli inizi del '900, dopo l'avvento di una cultura «nazionalista», questa funzione aggregante della capitale si sarebbe indebolita, compromettendo l'immagine stessa della città.


Francesco Bartolini