SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Giuseppe Mazzini and the globalisation of democratic nationalism 1830-1920,

Christopher A. Bayly, Eugenio F. Biagini (a cura di)

Oxford, Oxford University Press, 420 pp., £ 45,00 2008

Condensare in una pagina gli atti di uno dei più significativi congressi del bicentenario mazziniano è impresa proibitiva. Scopo del convegno, come sostengono i curatori, era stimolare una riflessione sull’impulso mazziniano alla «popularisation» del concetto di democrazia tra il 1830 e il 1872. Il volume è suddiviso in tre sezioni. La prima, Mazzini and the ideologies of Democratic Nationalism, si apre con N. Urbinati che affronta l’interessante tema dell’eredità kantiana nel pensiero di Mazzini. M. Isabella parla di «ethical cosmopolitism» mazziniano (p. 58), mentre C. Sorba riflette sulla funzione «politica» assegnata dal patriota all’arte. A.M. Banti e S. Mastellone si occupano di temi a loro cari: il primo del concetto di nazione secondo Mazzini, il secondo delle «politics of the London Democratic Manifestos» (p. 93). Il saggio di S. Levis Sullam dedicato alla «religione politica» di Mazzini apre la seconda parte, intitolata The religions of the nation; in particolare l’a. parla di «words, symbols and ritual thought» del nazionalismo mazziniano (p. 114). C. Barr affronta il tema poco noto dei rapporti tra nazionalismo irlandese e mazzinianesimo, mentre E.F. Biagini si sofferma sull’anticlericalismo del patriota, «a controversial dimension of his thoughts» (p. 58). L. Ryall, partendo dall’Ettore Fieramosca, si occupa del romanticismo italiano; C. Duggan dedica un saggio al successo di Mazzini tra i radicali inglesi e al riemergere delle sue idee in Italia grazie al nazionalismo di primo ’900. La terza parte, Globalisation of democratic nationalism, concerne la dimensione planetaria del mazzinianesimo. Come sostiene R. Sarti nel saggio sulla Giovine euro pa, il «mito» di Mazzini «fired the imagination and […] the idealism of young radicals in search of a transcending cosmopolitan ideal» (p. 275). Isaggi di P. Burke, K. Gallo e J. Myers si occupano di Sudamerica (Brasile, Argentina, Cile); T. Roberts parla del contributo ideologico offerto da Mazzini alla lotta antischiavista americana; J. Steinberg tratta di Carlo Cattaneo e del suo «modello» svizzero e G. Thompson dell’influenza di Mazzini in Spagna. Chiudono il volume i saggi di C.A. Bayly e F. De Donno: il primo si occupa dell’influenza mazziniana sul liberalismo indiano del XIX secolo, il secondo del ruolo avuto dalla dottrina dell’«esule» nella formazione politica di Gandhi.Senza dubbio la pubblicazione costituisce un nuovo testo di riferimento per la storiografia mazziniana, grazie alla ricchezza dei temi, affrontati senza retorica celebrativa. In un’ipotetica appendice inseriremmo uno degli ultimi articoli di Mazzini, Nazionalismo e nazionalità («La Roma del Popolo», 26 settembre 1871). L’«esule», a difesa del suo cosmopolitismo, scriveva che la «santa parola Nazionalità [era] fatta sinonimo d’un gretto geloso ostile nazionalismo», presagendo un approccio «ermeneutico» ai suoi scritti. Approccio inevitabile, considerata la non sistematicità del suo pensiero, ma che non gli ha impedito, come sostengono i curatori, di diventare «so influential» in tutto il mondo per l’indiscutibile sostanza (p. 1).


Michele Finelli