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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Le ragioni di un silenzio. La persecuzione degli omosessuali durante il nazismo e il fascismo

Circolo Pink (a cura di)

Verona, Ombre corte, pp. 156, euro 13,50 2002

?Esistono vittime la cui memoria non è problematica (gli appartenenti alla comunità ebraica, i partigiani) e altri per le quali lo è (sinti, rom, politici, omosessuali, anarchici, testimoni di Geova, handicappati, massoni, non-ariani)? (p. 7). Da questa amara constatazione è nata l'idea di un seminario, tenutosi a Verona il 16 ottobre 1999 per iniziativa del Circolo Pink, i cui atti vengono ora pubblicati riprendendo l'omonimo titolo dell'incontro. Il libro, che ?non va solamente letto, ma usato per rivendicare la memoria, la sofferenza e la presenza nei riti ufficiosi e ufficiali della Liberazione? (p. 12), si pone l'obiettivo di fare un bilancio sullo stato attuale degli studi sull'internamento omosessuale e, al tempo stesso, di denunciare i silenzi e le rimozioni della coscienza collettiva. Diviso in due parti, il volume presenta gli interventi dei relatori e una sezione documentaria con dati, testimonianze, tabelle cronologiche di un fenomeno storico estremamente difficile da ricostruire a causa dell'esiguo materiale d'archivio e dell'auto-censura delle stesse vittime. Carlo Saletti, ricercatore dell'Istituto storico veronese per lo studio della Resistenza, partendo dall'ascesa al potere di Hitler ripercorre i tratti salienti della politica razziale nazista che, dalla sterilizzazione forzata, sarebbe giunta all'eliminazione delle ?vite indegne di essere vissute? (programma eutanasia) e allo sterminio sistematico di ebrei e zingari. La persecuzione degli omosessuali nel Terzo Reich (dai quindici ai trentamila furono i deportati nei lager dal 1933 al 1945) è lo specifico tema affrontato dal sociologo dell'università di Brema Rüdiger Lautmann, autore di uno studio ? ma tuttora manca un organico progetto di ricerca ? sui documenti relativi a 1.600 prigionieri, conservati presso l'archivio di Arolsen, dal quale è emerso l'elevato tasso di mortalità (60%) rispetto a quello di altre categorie di internati. Se Dario Petrosino analizza la rappresentazione degli omosessuali offerta negli anni Venti dalla rivista ?L'Italiano? di Leo Longanesi, Gianfranco Goretti offre un contributo, con un'appendice sulle sentenze emesse dal 1926 al 1941, alla non facile ricostruzione della persecuzione fascista degli omosessuali, passibili di sanzioni e del confino cui circa 300 soggetti (ma il dato è parziale) furono condannati dal 1938 al 1943. Sui meccanismi della rimozione collettiva si interroga l'antropologo culturale dell'università di Padova Giovanni Battista Novello Paglianti, il quale, nel sottolineare come la società odierna e il nazismo condividano ?un'ostilità, sia pur coniugata in modi diversi [?] verso la scelta di vita omosessuale? (p. 81), evidenzia la rimozione imposta socialmente agli ex triangoli rosa, la cui testimonianza, nel migliore dei casi, ?doveva limitarsi solo a quella parte dell'esperienza accettabile, senza troppi turbamenti, dalla cultura di maggioranza? (p. 83). Vittime sì, quindi, di una dura persecuzione, ma non in quanto omosessuali.


Paolo Battifora