SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Le due civiltà. Settentrionali e meridionali nella storia d'Italia

Claudia Petraccone

Laterza, Roma-Bari 2000

Claudia Petraccone prosegue la sua riflessione sulla questione amministrativa nell'Italia ottocentesca (v. il volume del 1995 su Federalismo e autonomia), con uno studio che mette al centro la questione della difficile integrazione fra Nord e Sud della penisola all'indomani del 1860, così come fu vissuta e percepita da numerosi protagonisti della politica e della pubblicistica coeva. Prima l'indifferenza-ostilità delle popolazioni meridionali nei confronti di patrioti e piemontesi, poi il brigantaggio, poi la corruzione accompagnatasi all'avvento dei meridionali al governo con la Sinistra, poi l'approfondirsi dello iato economico con il Nord, quindi le discutibili gesta di Crispi e infine la mancata evoluzione politica delle masse meridionali in senso socialista, furono le tante dimostrazioni, sia per settentrionali come Nigra, Pantaleoni, D'Azeglio, Franchetti, Sonnino, Marselli, Macola, Lombroso, Turati, ma anche per meridionali come Massari, Villari, Turiello, Fortunato, Scarfoglio, Niceforo, Pilo, degli enormi problemi causati dalla troppo rapida fusione statale fra popoli e sistemi sociali che, al di là di ogni retorica patriottarda, si scoprivano radicalmente diversi, tanto da mettere in discussione persino l'opportunità dell'impresa risorgimentale. Così, dall'iniziale constatazione delle diversità d'indole (individualismo ed emotività meridionale versus solidarismo e disciplina nordica), si passò alla teorizzazione dell'esistenza di due distinte civiltà, l'una, quella del Sud, inferiore all'altra, e non più soltanto, come si assumeva all'inizio, per motivi geografico-climatici (il caldo, l'isolamento, la siccità), storici (il borbonismo e lo spagnolismo) o etnografici (il primitivismo mediterraneo), ma per l'influsso di fattori fisiologico-razziali o psico-patologici. Merito precipuo di questo studio è la connessione stabilita tra lo svilupparsi della polemica Nord-Sud e le modalità specifiche (e altamente precarie) con cui si realizzò l'Unità italiana. Alla fine, però, è poco convincente la spiegazione dell'approdo alla finale riconciliazione in epoca giolittiana. La legislazione speciale, che ruppe l'uniformità legislativa venendo parzialmente incontro alle proposte autonomistiche dei teorici della "differenza", non può avere, da sola e in così pochi anni, risolto un problema prima tanto grave e sentito. Forse, allora, il processo di nazionalizzazione della società peninsulare era più avanzato di quanto supposto, per merito sia della "pedagogia" nazionale studiata dalla storiografia più recente, sia dei meno noti fenomeni di scomposizione e ricomposizione delle realtà e identità territoriali indotti dalle dinamiche dello sviluppo capitalistico.


Nicola Antonacci