SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Breve storia dello Stato di Israele 1948-2008,

Claudio Vercelli

Roma, Carocci, 166 pp., euro 14,30 2008

Il volume - una versione ridotta del più ampio Israele. Storia dello Stato. Dal sogno alla realtà (1881-2007), pubblicato dall’a. con Giuntina l’anno precedente - rappresenta una sintesi ben costruita e accurata della storia di Israele, a partire dalla sua nascita sino all’attualità più recente. L’a. dimostra una grande padronanza dell’argomento ed affronta i temi principali dell’intricata e complessa storia dello Stato ebraico con riferimenti puntuali alle vicende politiche e militari, prestando al contempo una grande attenzione agli aspetti sociali, economici, culturali, identitari, talvolta trascurati in altri libri del genere.Tuttavia, il volume presenta un limite evidente, che finisce per compromettere l’intera impostazione del lavoro: la chiara adesione al più classico degli slogan sionisti - divenuto un vero e proprio paradigma della prima storiografia israeliana - secondo il quale la nascita dell’identità palestinese è stata essenzialmente una conseguenza della creazione di Israele. Secondo l’a., infatti, il 1948 rappresenta, da un lato, il punto di arrivo del percorso compiuto dal movimento sionista nel tentativo di dare al popolo ebraico un proprio Stato, e, dall’altro, il punto di partenza della costruzione della nazione palestinese, che «solo in anni a noi più prossimi prenderà ad esistere come entità a sé» (p. 12). Vercelli ritiene sostanzialmente che non esista un popolo palestinese prima degli anni ’60, e pertanto impiega termini quali «locale popolazione araba» (p. 27) a fronte di una «comunità ebraica palestinese» (p. 22) durante gli anni del mandato inglese, si riferisce ai cittadini arabo-palestinesi di Israele come «componente arabo-musulmana» (p. 50) e definisce addirittura «fedayn egiziani» (p. 63) i combattenti palestinesi che da Gaza si infiltravano in Israele nei primi anni ’50. L’a. si dimostra, pertanto, non a conoscenza o non interessato a quel filone storiografico - si pensi ai contributi di Y. Porath, di B. Kimmerling e J. Migdal o di R. Khalidi - che pone la progressiva costruzione di un’identità palestinese già a partire dagli ultimi decenni dell’800.Allo stesso tempo, stupisce il mancato riferimento a momenti importanti della storia della popolazione arabo-palestinese di Israele, come se il 20 per cento dei suoi cittadini non ebrei non meritassero adeguata attenzione: non vengono, ad esempio, neanche menzionati il massacro di Kafr Qasem dell’ottobre 1956, gli eventi dell’ottobre 2000, o la presenza in Parlamento del partito Balad.In sintesi, l’a. dimostra di non considerare le posizioni della «nuova storiografia» israeliana, cui pure sono dedicate le ultime pagine del volume. Per esempio, nel trattare le vicende dei profughi palestinesi del 1948, che, secondo l’a., «avevano abbandonato le terre di origine» (p. 29), non viene citato B. Morris, che pure ha messo in luce gli episodi di espulsione e gli eccidi avvenuti ai loro danni. La bibliografia, infine, risulta carente e sorge il dubbio che l’a. eviti di menzionare storici come Z. Lockman, A. Shlaim, I. Zerthal o sociologi come G. Shafir perché non ne condivide le posizioni, in qualche modo riconducibili al mondo del cosiddetto «post-sionismo».


Arturo Marzano