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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Fiere, mercati e vie di comunicazione. La legislazione napoleonica nel Regno di Napoli (1806-1815),

Cristina Ciancio

Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 414 pp., euro 38,00 2006

Tema nevralgico, al centro di importanti analisi (A. Grohmann, B. Salvemini-M.A. Visceglia), quello della istituzione di fiere e mercati ha una sua specificità in un periodo di «blocco » commerciale nei confronti della Gran Bretagna. Nel riformismo napoleonico è soggetto ad uniformità grazie all'abolizione dei diritti baronali in merito alla giurisdizione speciale esercitata nelle fiere, all'abolizione delle dogane e dei dazi interni. A partire dalla Legge 11 novembre 1813 G. Murat decide la libertà di commercio per liberarsi del controllo da parte di Napoleone. La promozione del commercio interno evidenzia tuttavia il persistere di ambiguità, che ostacolano l'applicazione uniforme del sistema, le attività collaterali riflettono la complessità delle motivazioni e delle scelte, in un rapporto di antitesi più che di filiazione tra i due tipi di commercio. La collezione di leggi e decreti illumina gli aspetti giuridico-istituzionali dei «raduni commerciali », 181 fiere e 93 mercati, stabiliti nel Decennio. Integrata con quella presente in archivi pubblici e privati, italiani e francesi, e con i calendari di corte del 1855, per verificare la tenuta dell'innovazione su lungo periodo, segue vari filoni: articolazione e distribuzione sul territorio, percorsi stradali, costruzione e manutenzione di vie di comunicazione, costituzione di un capitale sociale fisso. Le motivazioni che spingono i Comuni a chiedere fiere o mercati prospettano vantaggi e privilegi, contese, esigenze finanziarie, economiche, fiscali, spese, procedure di appalto, modalità di finanziamento, con ricorso anche a privati e alla vendita dei beni demaniali. L'incremento, registrato soprattutto in Principato Ultra, Terra di lavoro e Capitanata, viene precisato in rapporto al commercio interno del Regno e alle forme di promozione attuate dal governo, mentre la nuova normativa fa decadere alcuni centri, tipo la fiera di Salerno. Le requisizioni delle truppe generano spostamenti delle fiere e ne condizionano i ritmi. I mercati napoletani per generi alimentari e animali vaccini difficilmente decollano, come nel caso di Montecalvario e Monteoliveto. La soppressione del maestro di fiera e dei vecchi mercati alimentari, sostituiti con i nuovi, diviene ben presto un problema di conflittualità fra sindaco e corpo municipale, favorevoli a mantenere usi e consuetudini locali, e l'intendente e il prefetto di polizia, interessati a mercati regolati che garantiscano la loro autorità sui problemi annonari. Alla specificità dei mercati napoletani corrisponde una articolazione periferica soprattutto per aggregati di province in Abruzzo, Calabria e Puglia. L'autore offre sintetici quadri dei vari percorsi seguiti, per i quali sarebbe stato utile un più ampio apparato cartografico, in merito soprattutto alle opere pubbliche (ponti, bonifiche, acquedotti). Il volume tuttavia fornisce dati che arricchiscono soprattutto la realtà provinciale e va al di là del quadro normativo prospettato dal titolo, ponendo interrogativi che richiedono un esame comparativo con la storiografia nazionale e internazionale.


Renata De Lorenzo