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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Dalla Resistenza all'Europa. Il mondo di Luciano Bolis

Daniela Preda e Cinzia Rognoni Vercelli (a cura di)

Atti del convegno storico promosso dalla Fondazione europea Luciano Bolis, Pavia 2001

Luciano Bolis non è stata una figura dell'antifascismo molto nota al grande pubblico: troppo schivo e riservato il personaggio per rincorrere la facile notorietà che pure i suoi trascorsi gli avrebbero garantito. Ma per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo da vicino Luciano è rimasto una figura indelebile nella memoria e nell'affettuoso ricordo. Il convegno che lo ha ricordato nel novembre 1998, e i cui atti sono raccolti in questo volume, è stato quindi meritorio per due ordini di motivi: ricordare degnamente uno degli iniziatori del movimento federalista in Italia, e celebrare una vita totalmente dedicata agli ideali europeisti e federalisti. Luciano Bolis si avvicina all'antifascismo quando ancora è sotto le armi, frequentando un gruppo tra i quali spiccano Guido Bersellini e Gilberto Rossa. Si avvicina istintivamente a ?GL? e arricchisce i temi giellisti grazie alla frequentazione di Achille Magni, da lui definito ?grande mazziniano? in un'intervista che ebbi la fortuna di raccogliere quale prima esperienza ?professionale?. Poi, rapidamente, l'arresto, la condanna e il carcere, scontato in parte a Castelfranco, dove è compagno di Vittorio Foa. Dopo l'armistizio, il passaggio in Svizzera e l'incontro con i federalisti europei e con Ernesto Rossi in particolare, impegnato a Ginevra nella propaganda per la nascita di una Zimmerwald federalista; in quell'occasione Bolis approfondisce la riflessione sull'idea politica che lo accompagnerà per tutta la vita. Ma è con il rientro in Italia per la Resistenza armata che Bolis scrive la sua pagina più bella. Arrestato e torturato nelle tristi stanze della Casa dello Studente di Genova, trasformata in carcere dai nazifascisti, resiste alle sevizie e, come estremo atto di homme revolté decide di uccidersi per non fare nomi. Prima le vene dei polsi, senza esito, quindi la gola. Un atto che segnerà la sua voce per tutto il resto della sua vita e che rimane fissato nel volumetto Il mio granello di sabbia, edito e riedito da Einaudi. Trasferito in ospedale in extremis, viene liberato dai compagni travestiti da medici e infermieri, con la complicità di Ines Minuz, che poi diventerà sua compagna e moglie. Anche nei suoi ultimi anni, non aveva rinunciato a pensare che la vecchia fiamma di ?GL? avesse ancora alimento per brillare, e aveva accolto l'invito di altri compagni per fondare il Movimento d'Azione Giustizia e Libertà, nelle sue intenzioni erede di un azionismo corroborato dal federalismo europeo. L'iniziativa è sopravissuta alla sua scomparsa. Non credeva di essere un eroe, pensava semplicemente di avere fatto quel che era giusto, e il volume, curato con affettuosa partecipazione, ne dà testimonianza. All'interno, accanto a ricordi e testimonianze di amici come Guido Bersellini, Alberto Cabella, Leone Santucci, Umberto Serafini, Paolo Vittorelli, anche la testimonianza della figlia, nonché i saggi di Pierangelo Lombardi, Elisa Signori, Antonella Braga, M. Elisabetta Tonizzi, Guido Levi, Danilo Veneruso, Andrea Ragusa, Cinzia Rognoni Vercelli, Fabio Zucca e Arturo Colombo.


Piero S. Graglia