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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Dai gatti selvaggi al cane a sei zampe. Tecnologia, conoscenza e organizzazione nell’Agip e nell’Eni di Enrico Mattei

Daniele Pozzi

Venezia, Marsilio, XII-546 pp., euro 45,00 2009

La già ampia letteratura sull’Ente Nazionale Idrocarburi (Eni) si arricchisce di un nuovo contributo che ha anzitutto il pregio di essere il primo lavoro basato su un ampio uso del considerevole archivio aziendale, solo da qualche anno reso disponibile agli studiosi. Pozzi lo ha efficacemente integrato con fondi dell’Archivio Centrale dello Stato, dell’Archivio storico Iri e di quello della Banca Commerciale. Oggetto della ricerca è il «processo di accumulazione e di coordinamento di conoscenze e capabilities specializzate» (p. 6) che sostanziò l’approccio strategico di Agip-Eni sotto la guida di Enrico Mattei. È un processo, sottolinea opportunamente Pozzi, a lungo dimenticato sia per l’inaccessibilità dei fondi aziendali, sia, soprattutto, per «La trasfigurazione di Mattei in figura eroica (santo oppure genio del male)». Tale trasfigurazione, osserva l’a., ha alle spalle la tendenza a «considerare l’esperienza dei primi anni dell’Eni come qualcosa totalmente al di fuori di quello che le imprese fanno o dovrebbero fare. L’idea che un’azienda italiana riesca a esprimere una strategia di successo in un settore dominato dalla grande impresa innovativa è talmente eretica che deve essere spiegata necessariamente chiamando in causa, come deus ex machina, la figura di un imprenditore-super eroe» (p. 507).P. ricostruisce il processo di formazione della tecnostruttura aziendale nelle tre fasi nelle quali è scandita la storia dell’impresa: dal 1926, anno di fondazione di Agip, al 1962, anno della scomparsa di Mattei, con una breve coda sul quinquennio immediatamente successivo alla scomparsa del manager. La prima fase va sino al 1948: cioè al momento in cui, sull’onda della travolgente vittoria elettorale democristiana di aprile, Mattei, egli stesso eletto in Parlamento, si impone all’interno di Agip su quanti, in ossequio a una visione liberista e subalterna rispetto alle grandi majors del settore presenti nella penisola (Esso e Shell), predicavano per l’impresa un basso profilo essenzialmente commerciale, ovvero di distribuzione di olio combustibile e benzina, quando non addirittura il suo scioglimento. Ne esce potenziata l’attività estrattiva, già in corso, in Val Padana, sulla quale poggia la seconda fase, il quinquennio (1948-53) che porta alla creazione di Eni, una holding integrata verticalmente e votata a garantire al paese l’autonomia energetica. Internazionalizzazione e diversificazione caratterizzano la terza fase, che copre il primo decennio di vita di Eni.Pozzi restituisce con molta attenzione il progressivo agglutinarsi dei tecnici di varia natura (dapprima ingegneri minerari e geologi, quindi anche economisti, sociologi, comunicatori) che innervano l’azione dell’impresa. Non riesce a rendere conto pienamente della relazione da essi intrattenuta con Mattei e con la sua strategia. Ma contribuisce ad approfondire le nostre conoscenze sull’organizzazione che stava dietro al «demiurgo».


Ferdinando Fasce