SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Hanno voluto uccidere Dio. La persecuzione contro la Chiesa Cattolica in Albania (1944-1991)

Didier Rance

Prefazione di Ernesto Santucci, Roma, Avagliano, 268 pp., Euro 15,00 (ed. or. Pa 2007

Il libro di Rance costituisce un'utile e preziosa aggiunta alla letteratura storica sulle confessioni religiose est-europee durante il periodo comunista. Pur essendo la presentazione editoriale reticente nel riconoscerlo, esso costituisce la traduzione dell'originale francese apparso nel 1996.Rance è un diacono, direttore nazionale per la Francia dell'organizzazione «Aiuto alla Chiesa che Soffre». Un lettore sospettoso potrebbe aspettarsi un testo compilativo o di mera denuncia. Esso è invece equilibrato e assai informativo, e la sua unica pecca consiste nel non aver assunto una veste editoriale scientifica. Il lettore può tuttavia ricostruire dal testo l'apparato bibliografico utilizzato, assieme alle testimonianze dei religiosi sopravvissuti al regime comunista. In passato non sono infatti mancati contributi sulla condizione religiosa dell'Albania comunista (ad esempio gli articoli di Peter Prifti, pubblicati negli anni della guerra fredda in genere sotto pseudonimo). Tra gli studi più recenti menzioniamo quelli di Roberto Morozzo della Rocca (Nazione e religione in Albania, Bologna, il Mulino, 1990) e quelli, magistrali, dell'ottomanista francese Nathalie Clayer (Religion et nation chez les albanais, XIXe-XXe siècles, 2002 e Aux origines du nationalisme albanais. La naissance d'une nation majoritairement musulmane en Europe, Istanbul, Les Éditions Isis, 2007).I regimi comunisti miravano a neutralizzare le confessioni religiose, ricorrendo alla cooptazione, alla corruzione, alla repressione pura e semplice, e all'occasione, a forme di sterminio. L'abolizione della religione come tale non rientrò mai nei programmi comunisti perché quella era vista come una deviazione anarchica, piccolo borghese; lo stesso laicismo era visto con sospetto, per via delle sue presunte origini borghesi. La proclamazione dello Stato ateo nel 1967 da parte dei comunisti albanesi non trova motivazione nel semplice dogmatismo e nell'esempio della rivoluzione culturale cinese, perché neanche in Cina fu mai adottata una politica di ateismo esplicito. È probabile che l'ateizzazione albanese derivasse dalla ricezione albanese del modello politico-culturale dei Giovani Turchi e di Atatürk piuttosto che dal modello staliniano. Nella svolta del 1967 la classe dirigente comunista esprimeva la sua volontà di sradicare sino in fondo l'osservanza delle tradizioni religiose (islamiche e cristiane) tra la popolazione, piuttosto che il proselitismo dei religiosi. I cattolici furono oggetto di persecuzione fin dall'inizio del regime; gli ortodossi provenivano da una tradizione poco incline allo scontro diretto con lo Stato, e gli islamici erano troppo divisi tra le diverse correnti (sunniti, bektashi e altri) per poter costituire un vero pericolo.L'a. presenta un'equilibrata introduzione storica all'Albania e alle vicende della Chiesa cattolica albanese nel periodo comunista, mentre nella seconda parte offre un ampio panorama delle successive fasi della persecuzione, usando non solo le testimonianze dei perseguitati, ma anche le stesse fonti comuniste albanesi e dimostrando che per fare buona storia non è sempre necessario ricorrere ai documenti inediti.


Guido Franzinetti