SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Un Sessantotto e tre conflitti. Generazione, genere, classe,

Diego Giachetti

Pisa, BFSEdizioni, 158 pp., euro 13,00 2008

Il 1968 e dintorni, intesi come gli anni in cui andò formandosi e poi si distese l’onda lunga della mobilitazione e pure come l’arcipelago di soggetti che, con diversa presenza e ruolo, ne furono comunque protagonisti, hanno alimentato una varietà di chiavi di lettura e di approcci interpretativi che rispecchia la pluralità di percorsi e di motivazioni, di soggettività e di conflitti rintracciabili in quella intensa stagione. Comune, però, è ancora la difficoltà ad individuare una prospettiva analitica capace di raccordare esperienze così variegate e per molti aspetti così difformi, nelle origini quanto negli esiti.Ricomponendo in modo convincente categorie largamente circolate nel dibattito storico e sociologico, l’a. individua nell’intreccio tra tre diversi piani conflittuali - quello propriamente generazionale, quello di genere e quello di classe - il catalizzatore risolutivo per l’emergere e il dispiegarsi del movimento. Quelle tre diverse dinamiche conflittuali rispecchiavano il maturare, nel contesto della «società dei consumi» e della modernità fordista, di soggetti sociali portatori di istanze peculiari, in diversa misura condivise tra loro e dissenzienti invece rispetto alla cultura egemone. Dalla loro interazione scaturì una soggettività originale, di giovani, giovani donne, giovani lavoratori, rapidamente tradottasi in un’inedita mobilitazione culturale e politica con caratteri di massa, almeno per i parametri usuali della partecipazione politica. Fu un movimento composito per le istanze che lo alimentavano, ma unificato da stili di vita e di azione politica che rimandavano al rilievo attribuito alla soggettività individuale e di gruppo e dunque al radicalismo come strategia. Ciò si tradusse - questo il dato caratterizzante e unificante - in una richiesta di rinnovamento generazionale espressa nei fatti con l’elaborazione di parole d’ordine, obiettivi, forme organizzative e, più ampiamente, di una concezione della politica fortemente divergenti e innovativi rispetto a quelle egemoni, anche nella sinistra tradizionale.Questa proposta interpretativa, che rimarca il carattere unitario, trasversale e radicale della mobilitazione del Sessantotto largamente inteso, è formulata tracciando un’analisi sintetica delle principali componenti e istanze del movimento, dalla nuova realtà giovanile degli anni ’60, fino all’esperienza della «nuova sinistra» del decennio successivo, passando per quelle dei giovani operai e del neo-femminismo. Una ricostruzione d’insieme utile ed efficace, sostenuta dalla consolidata conoscenza della letteratura sul caso italiano e occasionalmente da richiami diretti alle fonti a stampa, che tuttavia talora privilegia l’obiettivo della coerenza interpretativa sull’approfondimento delle contraddizioni, anche laceranti e dai risvolti drammatici, che quei soggetti e il movimento nel suo insieme via via espressero, non solo sull’onda delle contingenze, ma pure in ragione di alcune delle loro istanze più profonde.


Simone NeriSerneri

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