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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Alcide De Gasperi tra popolarismo e fascismo. 1919-1926

Diomede Ivone

Napoli, Editoriale Scientifica, pp. 171, euro 12,00 2004

L'attività politica di Alcide De Gasperi dalla fine della prima guerra mondiale all'instaurazione della dittatura mussoliniana è ancora poco conosciuta, nonostante qualche studio basato su documenti di prima mano vi sia già stato dedicato anni fa. Ivone affronta questa importante fase storica basandosi principalmente sugli articoli de «Il Nuovo Trentino» e di qualche altra testata coeva e su una bibliografia purtroppo non molto aggiornata. Tra il 1918 e il 1921 De Gasperi si dedicò soprattutto a cercare di ottenere nel nuovo nesso statale italiano il mantenimento di alcune prerogative autonomistiche per il suo Trentino, come era avvenuto ai tempi dell'Austria-Ungheria. La sua fu una battaglia lunga e difficile, combattuta contro le ottusità burocratiche e i pregiudizi centralisti della classe dirigente di uno Stato che non conosceva né autonomia né decentramento amministrativo. Ottenne un significativo successo con il Decreto legge 31 agosto 1921, ma tale successo fu effimero poiché il fascismo, appena insediatosi al potere, ripristinò il tradizionale centralismo. Il libro di Ivone non si occupa tuttavia di questo aspetto dell'attività degasperiana, concentrandosi invece sul ruolo da lui avuto nell'ambito del Partito Popolare italiano (PPI) di don Sturzo. Ne esce confermata la tesi della estraneità di De Gasperi alla vita politica italiana e alle problematiche del PPI nazionale fino alle elezioni del 1921, quando poté entrare al Parlamento italiano, dopo essere stato membro di quello austriaco dal 1911 al 1918. Dopo le elezioni del 1921, De Gasperi ebbe incarichi importanti nel Partito, ricoprendo dapprima la carica di capogruppo alla Camera. In tale veste ebbe la responsabilità di decidere se appoggiare o meno il primo ministero Mussolini. Convinto, come molti altri uomini politici, che il fascismo si potesse costituzionalizzare, accettò di appoggiare il governo, in cui entrarono anche due esponenti del PPI. In seguito, con le dimissioni forzate di Sturzo dalla segreteria del PPI e il successivo esilio, iniziò la crisi irreversibile del PPI, e De Gasperi ebbe in sorte di doverlo gestire nella fase più complessa e delicata della sua storia. Per resistere all'affermarsi della dittatura, De Gasperi non sarebbe neppure stato ostile ad una collaborazione coi socialisti dell'ala turatiana, ma resistenze interne ed esterne al PPI fecero fallire questa prospettiva. Fatto segno di una feroce campagna diffamatoria da parte dei fascisti, De Gasperi mostrò una irriducibile resistenza alla dittatura, che lo fece considerare da Mussolini uno dei suoi principali avversari, a cui riservare una attenzione particolare culminata con il suo arresto e i conseguenti processo e condanna.


Alfredo Canavero