SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La diplomazia della lira. L’Italia e la crisi del sistema di Bretton Woods (1958-1973)

Daniele Caviglia

Milano, FrancoAngeli, 282 pp., € 36,00 2013

Il cosiddetto sistema di Bretton Woods ebbe una vita piuttosto felice ma relativamente breve. Le monete europee divennero effettivamente convertibili solo nel 1958 e dopo appena un decennio il sistema era già in crisi, per morire poco dopo e venir sostituito dalla fluttuazione valutaria a partire dal 1973, punto d’avvio della più recente stagione di globalizzazione imperniata sulla crescente, vorticosa circolazione dei capitali. Nelle sue grandi linee di ascesa e declino di una struttura che accompagnò la grande espansione economica dell’Occidente questa è una storia ben nota, sviscerata dalla letteratura sul lungo boom postbellico come da quella sull’egemonia statunitense e le relazioni euro-americane, oltre che ovviamente dagli studi sull’economia monetaria. Assai meno conosciuto è il modo in cui i paesi meno centrali del sistema si mossero al suo interno per cercare di riequilibrarlo nei momenti d’instabilità, adeguare le proprie politiche fiscali ai suoi dettami e soprattutto – come spiega bene l’a. – consolidarlo e preservarlo quale perno cruciale di una cooperazione multilaterale alla quale l’Italia (e non solo l’Italia) affidava gran parte delle proprie possibilità di crescita e modernizzazione. Caviglia ha usato abilmente le carte della Banca d’Italia, di La Malfa e di molti altri fondi archivistici, sia italiani sia di organismi internazionali, per ricostruire il dibattito nazionale e la diplomazia economico-monetaria del paese. Ne emerge un percorso in cui l’Italia passa da una posizione relativamente solida (e internamente condivisa) di congruità con il funzionamento del sistema – al cui governo la sua diplomazia riesce talora anche a contribuire fattivamente con proposte di mediazione e soluzione delle tensioni – a una di crescente vulnerabilità e marginalità, ben simboleggiata dall’impossibilità di rimanere nel «serpente» monetario europeo, che anticipa e prepara la fase più difficile di vera e propria crisi alla metà degli anni ’70. Di fronte alla rottura della collaborazione transatlantica decisa dalle scelte americane del 1971, infatti, l’Italia si trovò da un lato esposta ai venti del disordine monetario e, dall’altro, impreparata o impossibilitata a mantenere la disciplina fiscale richiesta da una forma di coordinazione europea che anteponeva la lotta all’inflazione alle ragioni dello sviluppo e della piena occupazione. Il libro di Caviglia illustra bene le tensioni che ciò suscitò tra le élite economiche e politiche italiane, e fornisce quindi un ulteriore, utile contributo sia alla storia della politica economia nazionale sia alla preistoria degli arrangiamenti europei e atlantici che presiederanno alla più recente deriva del paese dal centro alla periferia, per parafrasare Vera Zamagni.


Federico Romero