SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La cultura degli euro pei. Dal 1800 a oggi,

Donald Sassoon

Milano, Rizzoli, 1595 pp., euro 45,00 (ed. or. London, 2006) 2008

Oltre 1.500 pagine, suddivise in 62 capitoli, ripercorrono con profusione di nomi e numeri «la storia della straordinaria espansione del consumo culturale nell’arco degli ultimi due secoli» (p. 9). Si comincia con Sismondi, polemico contro il rigorismo classicista che soffocava l’espressione dei geni nazionali, e si termina con la diffusione planetaria del World Wide Web. In mezzo, l’evoluzione dei generi e la nascita della produzione di massa, la fioritura del giornalismo e il consolidamento di target e settori specializzati. La cultura scritta fa la parte del leone, ma non mancano densi capitoli dedicati a teatro, musica, cinema, fumetti, radio, televisione. Le periodizzazioni intrecciano riferimenti alla storia politica e sociale con la cronologia specifica della storia della cultura. Tra 1830 e 1880 si consuma così Il trionfo della cultura borghese, la belle époque diventa l’età della Rivoluzione, mentre il quarantennio 1920-1960 si svolge sotto il segno dello Stato interventista, a sua volta anticamera dell’Era dei mezzi di comunicazione di massa. Nel XIX secolo, il fil rouge è dato dall’ampliamento dell’alfabetizzazione e dall’affermazione di generi di intrattenimento sempre più «popolari». Dalla dittatura della lingua francese si transita verso una diarchia franco-inglese e quindi verso il boom delle traduzioni, che accorciano drasticamente le distanze tra un capo e l’altro del Vecchio Mondo. Vengono poi le grandi invenzioni: immagini e note entrano nell’epoca della riproducibilità tecnica. Su questo sfondo si innesta la politica, attrice protagonista della prima metà del XX secolo e spettatrice non passiva delle accelerazioni dell’ultimo cinquantennio. Si susseguono i temi forti del «secolo breve»: l’americanizzazione, il ruolo dei fascismi, la guerra fredda di scrittori e artisti, la creazione di linguaggi nazional-popolari, l’esplosione delle sub-culture generazionali ed etniche, fino al trionfo del format apolide ed ecumenico. Temi che in parte l’a. aveva già affrontato in chiave comparata (Legami pericolosi? Rapporti tra potere politico e televisione in quindici paesi, Roma, RaiEri, 1987), vengono qui ripresi con una più netta ambizione interpretativa.Quella tratteggiata è un’epica vicenda di democratizzazione, misurata a suon di bilanci aziendali, classifiche musicali e cinematografiche, statistiche ufficiali e ufficiose. Una vicenda narrata in modo assai chiaro e connotata da alcuni nodi, luci e ombre di un’epopea che ancor oggi fa i conti con le strutture socio-economiche e con l’eredità della cortina di ferro: la permanenza del gap tra cultura «alta» e cultura «popolare», la tendenza alla standardizzazione in luogo dello sperimentalismo, la sussistenza di notevoli differenze tra le regioni d’ euro pa a livello di produzione e consumo. E qui, l’a. si trova spesso a parlare dell’Italia, delle grandi intuizioni di alcuni suoi intellettuali e politici, ma pure dei pochi giornali e libri venduti e della inveterata riottosità a investire in cultura. Tale realtà gode di uno spazio talora sproporzionato, ma tale da rendere quanto mai opportuna la decisione della casa editrice di agevolare la diffusione del volume tra i lettori, specialisti e non, italiani.


Maria Pia Casalena