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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Canada e Québec. Identità nazionale e condivisione culturale (1947-1969)

Elena Baldassarri (prefazione di Luigi Bruti Liberati)

Roma, Viella, 266 pp., euro 26,00 2009

Questo volume offre una ricostruzione attenta e precisa del rapporto tra il governo provinciale di Québec e quello federale di Ottawa. Nel farlo, fornisce molti spunti di riflessione più generale sui rapporti tra centro e periferia in sistemi di tipo federale o confederale.Il fuoco d’osservazione del volume è duplice. Da un lato si discutono le dinamiche interne al Québec e le diverse declinazioni del nazionalismo quebecchese. Dall’altro si esaminano sia i rapporti con Ottawa sia l’evolvere - politico, economico e sociale - del Québec in concomitanza con la trasformazione del quadro internazionale e la parallela ambizione del Québec di avere relazioni esterne in una qualche misura autonome e indipendenti.Il volume è quindi coerentemente diviso in quattro parti principali. Nella prima - introdotta da alcune riflessioni sulla politica estera del Canada nell’immediato dopoguerra, piuttosto eccentriche rispetto al resto del volume - ci si sofferma soprattutto sulle dinamiche politiche interne al Québec e sulle relazioni col governo centrale. Nella seconda si offrono alcune considerazioni sull’identità quebecchese. Nella terza si prendono in esame le relazioni esterne del Québec, «tra Francia e Gran Bretagna». Infine, in chiusura si apre una finestra sul post-1969 e sulle ambizioni multiculturaliste proposte soprattutto dal futuro primo ministro federale, Pierre Elliot Trudeau.La parte più densa e ricca di spunti è certamente la prima, particolarmente efficace nel contrapporre le due diverse declinazioni del nazionalismo quebecchese che si contrapposero nei vent’anni oggetto di studio. Quella tradizionalista dell’Union Nationale di Maurice Duplessis. E quella liberale riformista del Parti Libéral du Québec che avrebbe portato nel 1960 al governo guidato da Jean Lesage. La prima offriva un modello di nazionalismo conservatore, in cui l’ostentata difesa della tradizione si combinava con politiche liberiste che lasciavano ampia libertà d’azione a capitali americani e anglo-canadesi. La seconda fu protagonista delle grandi trasformazioni degli anni ’60, con politiche economiche d’ispirazione keynesiana e un deliberato sforzo di modernizzare il Québec attraverso processi il più possibili consensuali (la «Révolution tranquille»). Uno sforzo, afferma l’a., di portare a una «riconciliazione del Québec con se stesso: dopo un secolo passato a “conservarsi” o a cercare di raggiungere gli altri nordamericani, il Québec si domandava se non avesse qualcosa di originale da apportare […] un’impresa di rattrapage, di recupero, di adattamento alla realtà globale, un tentativo di proiettare la propria specificità nel mondo» (pp. 96, 221). Un tentativo coronato solo in parte da successo e non privo di contraddizioni, nel quale il paradosso forse più interessante è stato rappresentato dal processo, parallelo e in parte sinergico, di costruzione di un’identità canadese e di una quebecchese, nella quale il consolidamento della seconda è passato anche attraverso la propensione degli abitanti del Québec a sentirsi sempre e comunque parte della Confederazione canadese.


Mario Del Pero