SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il partito dei parlamentari. Sidney Sonnino e le istituzioni rappresentative (1900-1906)

Emanuela Minuto

Firenze, Olschki, pp. 210, euro 21,00 2004

Il primato della Monarchia, il governo come personificazione dell'intera nazione al di là di ogni maggioranza e minoranza, il rito solenne del voto a suffragio universale e non più a scrutinio di lista per dare slancio ad una visione organicistica dello Stato, la superiorità dell'interesse generale su quello particolare espresso dai partiti: questi alcuni capisaldi del pensiero politico di Sidney Sonnino evocati da Manuela Minuto nel suo interessante volume dedicato alla figura del barone toscano nei primi anni del Novecento. Attraverso un continuo raffronto con la concreta esperienza parlamentare maturata all'indomani delle turbinose vicende di fine secolo, l'autrice elabora, infatti, un'analisi assai precisa circa l'essenza del lessico sonniniano in materia di rappresentatività e stabilità delle istituzioni. In particolare, emergono quelli che si possono considerare come i due più importanti bastioni posti da Sonnino a presidio delle franchigie costituzionali: una ridefinizione dei rapporti tra esecutivo e legislativo tale da garantire un legame quasi esclusivo tra re e governo, e l'esigenza di raccogliere in un unico raggruppamento la grande massa dei componenti il partito liberale e temperato per sconfiggere il parlamentarismo dilagante. Creare un vasto schieramento politico che dalla Destra moderata di Di Rudinì e Luzzatti arrivasse alla Sinistra costituzionale e ai radicali transigenti fu, infatti, il filo conduttore dell'agire di Sonnino nella Camera elettiva. La prospettiva sonniniana di tornare alla lettura originaria dello Statuto togliendo peso ai meccanismi assembleari fu però accolta dalla pubblicistica dell'epoca con diffidenza, non sempre perché ritenuta ingiustificata, ma perché superata dal punto di vista della prassi. A ciò si aggiunga che lo stesso Sonnino, per quanto fortemente animato dal proposito di catalizzare al Centro i moderati di tutti gli schieramenti, si trovò comunque a dover fare i conti, come ben illustra l'autrice, con le ?alchimie? parlamentari messe in atto da Giolitti. Dovette, inoltre, misurarsi con la frammentazione endemica della Destra e con l'emergere di un agguerrito raggruppamento socialista, di certo poco disposto a condividere l'interventismo statale d'impronta pedagogico-paternalistica propugnato dal deputato toscano a favore delle classi meno abbienti. Dietro il fugace quanto fallimentare governo Sonnino del 1906, con cui si chiude il volume, si palesa, quindi, non solo la scarsa duttilità caratteriale dello statista, ma anche l'impraticabilità di un progetto educativo e taumaturgico ?in grado di plasmare deputati e senatori e, tramite loro, in futuro l'intera società: un'educazione dotata di un potere maieutico capace di generare, in primo luogo, una collaborazione solidale tra i parlamentari per la difesa dell'?interesse generale' della nazione? (p. 201).


Salvatore Botta