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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Alfredo Rocco: dalla crisi del parlamentarismo alla costruzione dello Stato nuovo

Emilio Gentile, Fulco Lanchester, Alessandra Tarquini (a cura di)

Roma, Carocci, 205 pp., € 21,50 2010

È sinceramente con qualche perplessità preventiva che ci si accosta a un nuovo libro su Alfredo Rocco. Dal volume di Paolo Ungari del 1963, passando per le ricerche di Alberto Aquarone, Renzo De Felice ed Emilio Gentile, fino al forte ritorno di interesse degli ultimi cinque-sei anni, si è accumulato un rilevante numero di studi, che hanno abbondantemente analizzato l'opera del giurista-politico. Possono dunque nuove ricerche aggiungere realmente qualcosa di nuovo? È questo il motivo della perplessità suscitata da ogni nuovo ritorno sul tema. Perplessità in questo caso fugata dalla lettura del volume.Nato da un convegno tenuto a Roma nel 2007, il libro, composto da sette contributi, non intende offrire una nuova ricostruzione complessiva dell'itinerario intellettuale e politico di Rocco, ma concentrarsi su una fase ben precisa, quella che va dalla fine della prima guerra mondiale alla costruzione, nella seconda metà degli anni '20, dei principali elementi costitutivi dello Stato fascista. Entro queste coordinate i saggi, nella maggior parte veri e propri articoli di ricerca più che relazioni di convegno, offrono elementi di indubbio interesse, che illuminano aspetti meno indagati, ma certo non irrilevanti, dell'azione politica, istituzionale e intellettuale di Rocco, soprattutto in relazione al contesto intellettuale e dottrinario nel quale si compì il suo spostamento su posizioni prima nazionaliste e poi fasciste: il rapporto con la giuspubblicistica italiana tardo ottocentesca e primo novecentesca (Lanchester), la posizione nel dibattito sulla questione del potere esecutivo (Musiedlak), il confronto con Giovanni Gentile (Tarquini) e Giulio Alessio (Lazzaretto).Non mancano contraddizioni e sfasature interpretative anche evidenti tra i diversi saggi, in particolare per quanto attiene all'esame del nodo, indubbiamente decisivo, del rapporto tra lo Stato liberale e lo Stato fascista, rispetto al quale in alcuni casi (Gentile nell'intervento su violenza e milizia nel fascismo delle origini) si richiamano le discontinuità mentre in altri (Melis, sulle istituzioni durante il fascismo) si sottolineano le forti continuità.Il principale motivo di interesse del volume, volendo privilegiare i fili rossi che legano i diversi saggi, sta però nell'avere affrontato il percorso di Rocco come un prisma attraverso cui osservare, da vicino e al tempo stesso dall'esterno, la crisi o, per meglio dire, l'implosione della cultura e degli orizzonti mentali del liberalismo. La forza di Rocco, e della specifica variante di ideologia fascista di cui fu principale interprete, risiede proprio - come si evince anche dal denso saggio di Luciano Zani, sul Senato dopo l'omicidio Matteotti - nell'aver saputo offrire una soluzione praticabile all'empasse e alla fragilità di un liberalismo messo alla prova dalla nascita della società di massa, proponendosi non come alternativa integrale, ma come rivisitazione di mai tramontati vagheggiamenti statolatrici, imperialisti e di rivincita borghese.


Alessio Gagliardi