SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Renzo De Felice. Lo storico e il personaggio

Emilio Gentile

Laterza, Roma-Bari, pp. IX-165, euro 10,00 2003

In questo denso volumetto Gentile rielabora in forma unitaria una relazione da lui svolta al convegno su De Felice del 1997 e un saggio apparso nel 1999 su «Italian Quarterly». È un dialogo-testimonianza dell'allievo con il maestro, ma soprattutto una ricostruzione critica del suo itinerario intellettuale a partire dagli anni della formazione, a proposito dei quali l'A. sottolinea da un lato le decisive e durature influenze dello storicismo di Chabod e in particolare di Cantimori, dall'altro la sensibilità di De Felice per gli aspetti ?irrazionali? della politica moderna. Al centro del lavoro, peraltro, sta naturalmente la più che trentennale ricerca defeliciana sul fascismo. Gentile ne ripercorre gli svolgimenti ponendo in relazione l'evolversi della sua interpretazione generale del fenomeno con gli sviluppi dell'indagine sul caso italiano. Ne emerge uno storico che fa sue le suggestioni di studiosi come Germani e Mosse, ma non le sviluppa compiutamente per privilegiare una ricerca ?concreta? di lunghissima lena, le cui diverse fasi configurano ?una successione di interpretazioni differenti, e persino contrastanti?(p. 85) sia sul fascismo e sulla sua dimensione internazionale che sulle specificità del regime italiano, non senza ?divergenze? tra i due livelli dovute in buona parte al taglio biografico del suo lavoro. Esemplare il problema del totalitarismo, al quale Gentile assegna un ruolo centrale: partito dall'affermazione del carattere totalitario e rivoluzionario del fascismo, nel 1968 De Felice parla di un regime ?da parata?, ponendo il caso italiano ?ai margini, se non addirittura al di fuori del fenomeno fascista? (p. 100). Negli anni 70 attribuisce quindi a Mussolini l'intento di fascistizzare la società italiana, anche se con risultati parziali, per riconoscere nel 1981 l'esistenza di un totalitarismo fascista, sia pure non ?vero? come il nazismo e lo stalinismo. Di grande interesse è anche la lettura che l'A. fa dell'ultima fase, quando la crisi della prima repubblica imprime all'attività di De Felice una forte attualizzazione portando alla ribalta, sotto le influenze di Romeo e del Bloch di La strana disfatta, il tema dell'identità nazionale. Gentile non lo dice, ma si ha impressione che alla forza di questo nesso passato-presente si colleghi uno stallo della riflessione sul fascismo: dopo la prefazione del 1983 al libro sulle interpretazioni ? il suo contributo più organico alla definizione del fenomeno, dove De Felice auspica un ?salto culturale? sulla scia di Mosse ? ?non si nota [?] un effettivo rinnovamento della sua metodologia secondo i criteri che lui stesso aveva enunciato? (p. 145). Così, interrompendone il lavoro, la morte lascerà insolute le sue molte aporie. Dal ?personaggio? De Felice e dalle polemiche che ne hanno accompagnato l'opera l'A. sgombra preliminarmente il terreno parlandone all'inizio. Nell'economia del libro si trattava forse di una scelta obbligata, ma una ricostruzione di questo capitolo cruciale dell'uso publico della storia nell'Italia del dopoguerra, che ne ristabilisse il rapporto con la ricerca e il dibattito storiografico, avrebbe ulteriormente accresciuto il pregio di un lavoro reso tanto più autorevole dall'originalità dell'elaborazione dell'A. sulla storia del fascismo.


Tommaso Detti