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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Dagli imperi militari agli imperi tecnologici. La politica internazionale nel XX secolo

Ennio Di Nolfo

Roma-Bari, Laterza, pp. X-418, euro 30,00 2002

Obiettivo della nuova sintesi di storia generale di Ennio Di Nolfo è quello di ?costringere all'interno di un profilo il più possibile unitario e razionale ciò che unitario e razionale non è? (p. IX). Grazie ad una spinta narrativa forte e uniforme, l'autore riesce a inglobare in poco meno di 400 pagine di testo (senza note), tutte le vicende grandi e meno grandi che hanno caratterizzato l'evoluzione della politica di potenza tra i primi Stati del globo dall'età bismarckiana fino ad oggi. Chi giunga nuovo all'austera disciplina della storia delle relazioni internazionali si troverà forse disorientato dai ritmi sempre più incalzanti degli avvenimenti e degli sviluppi. Ma per l'autore proprio tale accelerazione è un aspetto caratterizzante del XX secolo, e quindi ad essa bisogna abituarsi anche negli studi, così come nella vita sempre più globalizzata delle nazioni e degli stessi individui. Un buono studente del triennio forse ha già capito questa lezione; ma è molto meglio che un testo di questo tipo sia proposto al pubblico delle lauree specialistiche e dei masters perché una discreta preparazione nei campi della storia politica e macroeconomica è data per scontata. Anche se l'autore insiste spesso sulla sua tematica preferita del rapporto tra evoluzione tecnologica e cambiamenti internazionali, quello che domina nel testo è il flusso degli avvenimenti, e le ?proposte di lettura? che aprono molti dei capitoli sono più che altro un momento di spiegazione della logica che gli avvenimenti spesso si sono autoassunti (è il caso della decolonizzazione, della corsa agli armamenti o delle vicende monetarie). Da un mondo euro-centrico si passa in un lampo (la Seconda Guerra Mondiale) a quello bi-polare, perché bisogna arrivare ancora lucidi agli appuntamenti con la divisione della Germania, il containment, la rivoluzione comunista in Cina, la guerra di Corea, i piani di Marshall e Schuman, Suez (un momento cruciale, spiega l'autore, per il suo intrecciarsi di temi geopolitici, terzo-mondisti, euro-atlantici ed economici) ecc. Così chi avrebbe voluto privilegiare il ruolo delle ideologie, dei grandi protagonisti, delle forze economiche e culturali, o addirittura quello del caso nell'evoluzione della politica di potenza tra gli stati rimarrà deluso. Le stesse questioni monetarie, del commercio e della tecnologia finiscono per apparire subordinate al confronto politico tra i grandi, col risultato che anche una storia come quella dell'integrazione europea finisce ai margini. Henry Kissinger approverebbe. Se bisogna fare i conti, alla fine, con l'inavvicinabile supremazia americana, come organizzare la coesistenza pacifica con gli USA in un mondo fatto di Stati sempre più numerosi e disuguali, ricchi e globalizzati, ma spesso loro malgrado? Nell'incapacità delle istituzioni internazionali di governare questa realtà non resta che la politica di potenza, suggerisce Di Nolfo nelle parole di chiusura. Tra i tanti paradossi della seconda guerra contro l'Iraq spicca quello per cui lo Stato che ha contribuito di più a creare queste istituzioni sia ora proprio quello che fa di più per favorire questa deriva.


David W. Ellwood