SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La Germania sapeva. Terrore, genocidio, vita quotidiana. Una storia orale,

Eric A. Johnson, Karl-Heinz Reuband

Milano, Mondadori, 438 pp., euro 22,00 (ed. or. Cambridge, MA, 2005) 2008

Che cosa sapevano i tedeschi dell’Olocausto? Attorno a questo interrogativo si sviluppa la ricerca dello storico americano Johnson e del sociologo tedesco Reuband. Idue studiosi nel 1991 hanno iniziato a raccogliere testimonianze di tremila persone, ebrei e non ebrei, sottoponendo loro un questionario relativo alle esperienze sotto il regime nazista. Il risultato è stata la costruzione di uno spaccato di vita della Germania nazista di grande pregnanza, come mostrano le quaranta interviste riportate nella prima metà del libro. Le informazioni raccolte sono servite a fare luce sulla vita quotidiana di ebrei e non ebrei, sul peso avuto per gli uni dall’antisemitismo popolare e per gli altri dal consenso al Reich, sul livello di terrore provato negli anni del regime e sulla consapevolezza dello sterminio mentre era in corso. Riguardo alla diffusione dell’antisemitismo popolare la risposta, sebbene attenui ma non contraddica del tutto le discusse tesi di Goldhagen, non lascia dubbi sul fatto che l’introduzione della legislazione antiebraica abbia stravolto la vita degli ebrei in Germania, impedendo loro rapporti con tedeschi non ebrei, con una radicalizzazione negativa dopo la notte dei cristalli. Risulta inoltre che solidarietà e refrattarietà ad assecondare una legislazione giudicata inizialmente iniqua da parte di non ebrei, col tempo tesero a trasformarsi in indifferenza e ostilità. Questo dato viene ribadito dall’indagine sul consenso che conferma che la maggioranza dei tedeschi si identificò «almeno per un certo periodo» con il regime nazista. A portare consenso al regime non era stato tanto il mito di Hitler, ma questioni di ordine pubblico e sociale come la lotta alla disoccupazione, la riduzione della piccola criminalità, la costruzione delle autostrade e i sussidi alle famiglie. Anche se la maggioranza dei tedeschi nutriva sentimenti contrastanti rispetto al nazionalsocialismo, nei fatti tendeva ad appoggiarlo. In effetti i non ebrei riguardo al tema del terrore sembrano aver vissuto esperienze opposte a quelle degli ebrei. Mentre questi vivevano nell’ansia costante di essere denunciati, gli altri di rado rammentano situazioni di pericolo. Addirittura l’indagine sembrerebbe far emergere per molti tedeschi «una vita felice, produttiva e perfino normale durante il Terzo Reich» (p. 416), Ma soprattutto la ricerca dimostra che tra la fine del 1942 e l’inizio del 1943 la maggior parte degli ebrei tedeschi che ancora vivevano in Germania era consapevole del genocidio. Molti di loro tuttavia, mossi dall’oscuro presentimento che quanto avevano sentito sarebbe potuto capitare anche a loro, si rifiutarono di credere alla veridicità delle notizie fino a che non vennero deportati. Durante la guerra anche buona parte della popolazione tedesca non ebrea divenne consapevole dello sterminio in corso, attraverso la BBCe i giovani soldati in licenza dal fronte orientale che comunicavano con amici e parenti. Le stime dei due studiosi riguardo a questo aspetto divergono leggermente, da circa un terzo a circa la metà dei tedeschi. Il punto è che milioni di tedeschi sapevano e che nella Germania nazista di fatto convivevano mondi separati quando non opposti.


Fiammetta Balestracci