SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Le ali del potere. La propaganda aeronautica nell'Italia fascista

Eric Lehmann

prefazione di Giorgio Rochat, Torino, Utet, XVIII-340 pp., € 24,00 2010

L'ampio tessuto discorsivo che circonda l'aviazione costituisce un fenomeno culturale e politico rilevante nella vicenda di molti paesi tra le due guerre mondiali, sintetizzando inquietudini e miti di una stagione drammatica. L'Italia del fascismo che conquista il potere e costruisce il suo regime in chiave di mobilitazione totalitaria diviene un teatro privilegiato nella gestione politica di quella straordinaria risorsa mitogenetica. Il volume di Lehmann traccia un profilo circostanziato degli spazi che il discorso fascista sull'aviazione copre nel contesto globale della propaganda del regime. Un percorso che si sviluppa a partire dalla precoce appropriazione dell'immagine dell'aviazione e del volare come tratto rivoluzionario e genetico del fascismo, divaricante rispetto al vecchio mondo liberale e proiezione delle sue ambizioni di rinnovamento, della storia del paese e del carattere degli italiani. Si fissa così un primo dato, che penetra la stratificazione di significati che si condensano nel mito aereo e del volo e ne colgono la metafora dell'arte del governo, rivoluzionaria e innovativa, incarnata dalla figura del duce. Il mito di Mussolini aviatore è così seguito dai primi anni '20 alla piena integrazione, con i secondi anni '30, nella dimensione carismatica di quel potere, divenuto assoluto, dominatore ed integralmente provvidenziale nelle procelle avanzanti della politica internazionale. Il dinamismo aereo è seguito con puntualità nelle sue manifestazioni pubbliche, seguendo la costruzione di una élite giornalistica che ne nutre il mito nell'età di Balbo o ricostruendo il quadro delle nuove forme comunicative, cinema e cinegiornali, che animano di significati politici la pregnante spettacolarità del mondo aeronautico, o, ancora, delineando le ricadute estetiche in contesto di massa delle poetiche delle avanguardie artistiche ancora, marginalmente, attive. Attraverso l'esame della pubblicistica si ricostruisce poi una mappa delle manifestazioni della cultura di massa e delle attività collettive che fecero dell'aeronautica un universo ludico, estetico, agonistico e alla fine valoriale per gli italiani in generale. La retorica che incardina l'aviazione ai valori del fascismo, sprezzo del pericolo ed etica del sacrificio, attivismo elitario e gerarchizzato, mitologie del genio nazionale, è seguita nelle sue manifestazioni pubbliche ed accompagnata da una esplorazione dei tentativi del regime di adattare l'esperienza aviatoria ad un contesto di massa. Un impegno significativo che però solo ricerche approfondite sul terreno archivistico, tanto delle articolazioni istituzionali quanto degli intenti di una regia centralizzata, potranno rendere pienamente trasparente, ponendolo a confronto con le coeve esperienze che trovano sviluppo nella Germania nazista e in Unione Sovietica. Insondata, anche per i limiti della documentazione analizzata, rimane la questione della effettiva presa del messaggio, la parabola di illusioni che pure lasciano qualche traccia nella stentata memoria del poi.


Marco Di Giovanni