SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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1905. La vera rivoluzione russa,

Ettore Cinnella

Pisa-Cagliari, Della Porta Editori, 542 pp., euro 24,00 2008

Lo studio della rivoluzione del 1905 mostra quali fossero le genuine forze motrici del processo storico della Rivoluzione russa, i loro fini sociali e politici originari e i gruppi politici che quei fini incarnarono e perseguirono in modo organico. Si trattava, in primo luogo, del movimento contadino, che perseguiva la redistribuzione generale della terra tra chi la lavorava e l’emancipazione dalla soggezione alla nobiltà e alla burocrazia. A risvegliare le campagne, dando loro una diffusa coscienza propriamente politica, fu la seconda forza della rivoluzione, l’intellettualità progressista dell’Impero: quella liberale (da cui scaturì il Partito «cadetto», con una forte ala democratica e sociale, e quello «ottobrista», moderato e monarchico) e quella socialista di ascendenza populista (il Partito socialista-rivoluzionario, Psr). Dall’influsso di queste due forze si formò, sull’onda dei tumulti rurali dell’estate del 1905, l’Unione contadina panrussa, significativa promessa di un partito contadino democratico andata, poi, delusa con la sconfitta del generale movimento antiautocratico. Questo esito non fu solo l’effetto della dura repressione zarista ma anche di errori della sinistra radicale russa, dai bolscevichi ai socialisti-rivoluzionari. Essi non seppero sfruttare la conquista apparentemente modesta (ma in realtà, una breccia significativa nell’ordine politico tradizionale) rappresentata dalla concessione di una semi-costituzione nell’ottobre 1905. Invece di una tattica realistica e più moderata, il grosso del socialismo russo andò ciecamente verso l’insurrezione dei quartieri operai di Mosca, a dicembre, eroica ma condannata in partenza. L’insurrezione divise fatalmente l’opinione liberale dal socialismo e dal gruppo potenzialmente egemone al suo interno, il Psr. Lo si vide anche nel nuovo Parlamento russo, dove una parte importante del socialismo neo-populista approfondì la rottura presentando un progetto di riforma agraria inaccettabile anche per gran parte dei liberali di sinistra.Cinnella ha dato fuori una viva e appassionata ricostruzione della prima Rivoluzione russa, delle sue luci e delle sue ombre, sulla base di molti nuovi materiali, di una congrua e aggiornata bibliografia e di nuove riflessioni originali. Da sempre sostenitore dell’idea di una sostanziale adeguatezza del programma socialista-rivoluzionario agli impulsi profondi di giustizia e di libertà nella tarda Russia imperiale, critico severo degli schemi dottrinali e classisti del Partito socialdemocratico (soprattutto, dei bolscevichi), in questo suo ultimo lavoro l’a. ritorna scrupolosamente e lucidamente anche sul nodo dei limiti politici delle forze anti-autocratiche non bolsceviche.A differenza di quella del 1905, la Rivoluzione bolscevica fu un colpo di Stato di tipo militare, sostenuto da un indistinto e radicale sovversivismo plebeo. Il lettore è lasciato a riflettere sui fattori che provocarono quello che dagli studi di Cinnella appare come il mutamento genetico della rivoluzione russa dal 1906 all’ottobre 1917 e il suo degradare in una rivoluzione dalla direzione e dai fini così diversi da quelli originari.


Francesco Benvenuti