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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La laicità della politica e i cristiani. Da un epistolario di Adriano Ossicini

Fabio Silvestri (a cura di)

Roma, Edizioni di storia e letteratura, pp. XLVII-100, euro 18,00 2004

Le Edizioni di storia e letteratura, sulla scia aperta da don Giuseppe De Luca, hanno tradizionalmente dedicato pagine importanti agli epistolari di alcuni tra i principali esponenti delle vicende italiane sotto il profilo della storia religiosa e culturale. In tempi e serie editoriali differenti, i carteggi di protagonisti diversi del Novecento hanno offerto un contributo a una conoscenza più consapevole e attenta di alcuni momenti della storia italiana ed europea, con esiti e risultati diversi e non sempre omogenei: si pensi, uno fra i tanti, al carteggio di Francesco L. Ferrari, che offre un incredibile spaccato sul mondo dei movimenti politici europei di ispirazione cristiana tra le due guerre, ricostruendo la rete di relazioni intellettuali e politiche di quell'acuto quanto sfortunato critico del regime fascista; meno felice l'esito dell'epistolario Prezzolini, forse un'occasione in parte perduta per conoscere più da vicino una delle personalità più controverse del nostro tempo, mentre quello Roncalli, a causa di alcune incertezze attraversate dalla casa editrice, è sinora rimasto una speranza disattesa per il pubblico degli studiosi. L'epistolario Ossicini si colloca su questa scia di approfondimenti della nostra storia culturale. Esso presenta un ridotto lotto di lettere, trenta, scambiate dall'esponente della sinistra cattolica essenzialmente con Filippo Massimi, Claudio Napoleoni, Fedele D'Amico, arricchite con l'aggiunta di alcune missive isolate di personalità diverse, come Giulio Andreotti o Ferruccio Parri. L'intento del curatore e le scelte editoriali di Storia e Letteratura risultano senza dubbio interessanti: Ossicini è stato, con Franco Rodano, fra gli esponenti di maggiore interesse di alcune delle posizioni più originali della cultura di ispirazione cattolica del dopoguerra e la dotta introduzione di Silvestri (talora, potremmo azzardare, un tantino ideologica, il che tuttavia ha il merito di ricondurre al clima culturale ispirato anche da Ossicini) ne rende in modo informato e consapevole la portata culturale e politica. Un limite dell'intera operazione apparirebbe essere la limitata portata del carteggio: non tanto la ridotta consistenza quantitativa, quanto l'eterogenea dislocazione cronologica, che abbraccia sì un periodo assai lungo (dal 1938 al 1999), ma con dei vuoti consistenti e dei salti notevoli (dal 1948 al 1954, oppure dal 1955 al 1967), per non dire dell'apposizione, forse artificiosa, di un lotto di completamento riferito al periodo 1988-1999. A queste considerazioni, che non annullano l'importanza del materiale presentato, con il quale sono affrontate tematiche e problematiche di notevole complessità, occorre aggiungere che proprio l'importanza della documentazione raccolta avrebbe richiesto una diversa cura, con un'annotazione critica dei momenti storici e dei rilevanti problemi toccati e un apparato critico in cui si desse conto dei personaggi incontrati, specialmente dei meno conosciuti, proprio come nella serie di carteggi sopra richiamati era diventata consuetudine delle Edizioni di storia e letteratura.


Stefano Trinchese