SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Morire per la patria. I volontari del ?litorale austriaco? nella Grande guerra, prefazione di Marina Rossi

Fabio Todero

Udine, Gaspari, pp. 204, euro 14,50 2005

?La storia dei volontari in guerra non è ancora stata scritta?, sosteneva alcuni anni fa George Mosse. Non c'è dubbio che questa affermazione sia vera e segnali una lacuna non da poco negli studi italiani. Dopo le ricerche di Isastia sul periodo risorgimentale, infatti, ben poco è stato scritto sul volontariato, un fenomeno fondamentale per comprendere la sfera ideale della costruzione nazionale tra XIX e XX secolo e per interpretare correttamente i frutti dell'attesa della guerra che caratterizzò vasti segmenti della società europea all'alba del '900. Per spiegare, anche se solo parzialmente, questa emarginazione storica dei volontari italiani deve essere richiamata la diffidenza tradizionale degli ambienti militari regolari nei confronti di ogni forma di volontariato. Una diffidenza alimentata dal successo del mito garibaldino e tradottasi, all'indomani dell'intervento, con lo scioglimento di quasi tutti i corpi volontari organizzatisi nel primo ventennio del secolo. Un errore gravissimo in un conflitto che avrebbe avuto tra le sue prime armi la mobilitazione emozionale del consenso, e una scelta che distinse l'Italia da altri contendenti, come il Regno Unito dei pall battalions o la Germania, che sul sacrificio dei volontari di Langemarck costruì una parte importante del proprio mito dell'esperienza di guerra. A colmare, in parte, la lacuna degli studi nazionali su questo tema sono giunti recentemente alcuni studi, tra cui quello, di Todero, dedicato ai volontari del Kustenland (litorale) austriaco, comprendente nel 1915 la Venezia Giulia, Trieste e l'Istria. Apparentemente semplice, il campione scelto dall'autore offre in realtà alcuni problemi di definizione: le fonti bibliografiche esistenti ricordano infatti come ?giuliani? non solo quei sudditi asburgici che passarono il confine per arruolarsi nell'esercito italiano ma anche quei regnicoli che, residenti in territorio austriaco per studio o lavoro, nel 1915 rientrarono forzatamente in patria. L'autore ricostruisce anche la storia di questo consapevole fraintendimento, frutto di un calcolo politico del dopoguerra, allorché aumentare la partecipazione di irredenti alla guerra significava accreditare alla maggioranza dei ceti colti trentini e triestini un comportamento proprio di un'esigua minoranza. L'interpretazione monolitica del volontariato irredento era del resto già stata formulata in piena guerra, allorché una nota dei ministri di Guerra e Marina aveva citato all'?ammirazione e [al]la riconoscenza del paese? le ?migliaia di adriatici e trentini che [?] hanno portato in mezzo ai soldati una fiamma ardente di patriottismo? (pp. 43-44). In un conflitto che solo tardi vide la dirigenza italiana porsi in grado di mobilitare le risorse morali del nazionalismo, il volontariato ? e specie il volontariato irredento ? fornì un contributo militarmente assai esiguo, benché simbolicamente e politicamente di eccezionale portata. Il lavoro di Todero si rivolge alla realtà, piuttosto che al mito; alla biografia individuale, prima che all'immagine collettiva, restituendoci un'attenta analisi che getta le basi per altre, necessarie, ricerche.


Marco Mondini