SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La patria di riserva. L'emigrazione fascista in Argentina

Federica Bertagna

Prefazione di Emilio Franzina, Roma, Donzelli, 297 pp., euro 24,90 2006

L'autrice affronta un argomento che in passato è stato per lo più ignorato o trattato con sufficienza dalla storiografia, oppure enfatizzato e mitizzato nelle nicchie del neofascismo o sui rotocalchi, mai invece esaminato con serietà e adeguata considerazione critica: la fuga di criminali e di esponenti della élite politica ed imprenditoriale fascista nell'Argentina di Perón, una fuga da intendere come una forma di emigrazione politica, con caratteri ideologici difformi e opposti rispetto agli esilî che dal Risorgimento all'Italia liberale avevano condotto in Sudamerica prima garibaldini e mazziniani, poi socialisti e anarchici.La prima parte del libro è dedicata all'analisi delle iniziative politiche che nel dopoguerra consentono di nascondersi e poi di abbandonare l'Italia a personaggi di primo piano del regime fascista. Particolarmente interessante è la ricostruzione dell'attivismo spericolato della fascistissima e fascinosa Maria Pignatelli di Cerchiara, già moglie di un nobile calabrese e intima del quadrunviro Michele Bianchi, la quale, dopo aver sposato in seconde nozze il principe Valerio Pignatelli, si lancia nell'attività del Movimento Italiano Femminile (MIF) «Fede e Famiglia», il cui scopo principale (e clandestino) è l'assistenza dei fascisti che abbandonano l'Italia e cercano rifugio in Argentina. Tra questi, l'autrice del libro dedica particolare attenzione a Carlo Scorza, ultimo segretario del PNF, che giungerà clandestinamente a Buenos Aires nel 1949 e si farà promotore di una sorta di neofascismo argentino attraverso la rivista «Dinámica Social», stemperando poi la sua attività su posizioni più concilianti, dopo il rovesciamento militare del regime peronista (1955), fino ad organizzare più tardi l'accoglienza del presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, in visita ufficiale in Argentina nel 1961.Bertagna non ignora naturalmente la lunga storia dell'immigrazione italiana in Argentina, ma si concentra sull'ultimo flusso migratorio del secondo dopoguerra, che ella ritiene a ragione essere la parte meno studiata, cercando di cogliere i nessi tra emigrazione economica ed emigrazione politica. Sicché, assume particolare rilievo nel libro la figura dell'industriale Vittorio Valdani, in Argentina dal 1908, fondatore del Fascio di Buenos Aires nel 1925 e poi «repubblichino» (non è certo un caso che Carlo Scorza diventi negli anni Cinquanta a Buenos Aires il biografo ufficiale di Valdani).In complesso, l'interesse della pubblicazione è almeno duplice, giacché riguarda certamente la storia della comunità italiana in Argentina tra gli anni Quaranta e Cinquanta, nonché il ruolo politico considerevole che vi svolsero i fascisti, ma offre anche un contributo apprezzabile alla conoscenza del peronismo argentino, colto attraverso lo sguardo nostalgico dei fascisti italiani, che vi ritrovarono per un decennio una sorta di riedizione del fascismo perduto.


Vittorio Cappelli