SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Nazione, interdipendenza, integrazione. Le relazioni internazionali dell'Italia (1917-1989), vol. II

Federico Romero, Antonio Varsori (a cura di)

Roma, Carocci, 270 pp., euro 22,50 2006

Il volume curato da Federico Romero e Antonio Varsori costituisce la seconda tappa (il primo volume è stato pubblicato nel 2005) di una ricerca avviata nell'ambito di un Cofin dedicato allo studio di alcuni aspetti della politica estera italiana. In questa seconda parte dell'indagine trovano spazio i temi dell'azione verso le organizzazioni internazionali e nei confronti di alcune istituzioni specializzate (saggi di Costa Bona, Medici e Migani), della costante attenzione rivolta verso l'area mediterranea (saggi di Bedeschi e Cricco), delle difficoltà connesse all'aggiornamento dell'apparato tecnico-militare (saggi di Neri Gualdesi e Burigana), dell'atteggiamento del PCI verso alcuni momenti chiave dell'evoluzione interna al blocco orientale (saggi di Galeazzi e Lomellini). Accomunati da un approccio metodologico basato sull'utilizzazione di fonti archivistiche nazionali e straniere, i vari contributi si concentrano, con un'unica eccezione, sul periodo successivo alla seconda guerra mondiale. La pluralità dei saggi e la diversità delle tematiche prese in considerazione non impediscono di rintracciare alcuni elementi comuni che vanno dal riconoscimento di taluni elementi di debolezza del paese, alla contraddittorietà di alcune scelte, per giungere all'individuazione di un crescente ruolo dell'opinione pubblica e di alcuni attori non governativi nel quadro della politica estera. In particolare, il costante sforzo della diplomazia italiana di coniugare la difesa degli interessi nazionali con l'analisi dei mutamenti globali appare evidente nel passaggio dalla priorità del pieno inserimento del paese nel circuito internazionale ? nel caso dell'atteggiamento verso la Società delle Nazioni o della questione libica perseguito attraverso una concezione tradizionale dei rapporti di forza ? all'identificazione di nuovi canali idonei a esprimere politiche multilaterali sempre più convintamente sostenute. La necessità di immettere in una cornice più ampia le istanze italiane al fine di evitare di misurarsi con i limiti delle proprie risorse, ma anche per aumentare le possibilità di successo delle soluzioni proposte in una realtà bipolare, emerge sia a proposito degli sforzi per risolvere il conflitto arabo-israeliano che in occasione dell'azione svolta in seno ad alcuni organismi internazionali (UNESCO e DAC). Tuttavia sebbene anche in questi casi le iniziative presentino luci ed ombre, certamente più densa di equivoci risulta la condotta del governo nel momento in cui la mancanza di organi collegiali lo obbligava a contatti bilaterali che, nel caso dei progetti di modernizzazione degli armamenti aerei e navali, ne mettevano a nudo la fragilità negoziale. In questo quadro gli studi relativi al PCI evidenziano, sia nel caso dei rapporti con la Lega dei comunisti jugoslavi che verso il problema del dissenso, un'ambiguità dettata da contraddizioni analoghe a quelle di cui soffriva il paese.


Daniele Caviglia