SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La guerra dei gas. Le armi chimiche sui fronti italiano e occidentale nella Grande Guerra

Filippo Cappellano, Basilio Di Martino

Valdagno, Rossato, 335 pp., euro 22,00 2006

L'impiego delle armi chimiche fu una delle novità più rilevanti sul piano operativo durante la prima guerra mondiale. Per molti versi, il gas, come l'aviazione da combattimento, il ricorso alle artiglierie pesanti e l'impiego dei primi mezzi blindati, caratterizzò il conflitto moderno, staccandolo dalle guerre precedenti e originando una cesura con la pratica bellica occidentale. Le armi chimiche, invisibili, inudibili e anonime, sono una parte decisiva infatti di quella spersonalizzazione della morte che ha fatto parlare molti storici, da Audoin-Rouzeau e Becker a Gibelli, di una «scomparsa della battaglia» tra 1914 e 1918, rottura di un confine ideale che aveva fatto, fino ad allora, del confronto sul campo il laboratorio del valore dell'individuo-guerriero e delle comunità in armi. Nonostante l'importanza degli agenti chimici nel mutamento del paradigma occidentale della guerra, però, il loro studio è rimasto confinato a lungo in una ristretta nicchia di specialisti e appassionati. Un destino comune a quello della maggior parte delle «armi moderne», di cui molti studiosi parlano ma pochi sanno, e di molti aspetti apparentemente tecnici ed eruditi della storia militare, di cui sovente sarebbe bene che coloro che si occupano di guerra si impadronissero prima di scriverne.Il volume di Filippo Cappellano e Basilio Di Martino rappresenta, anche da questo punto di vista, un utile strumento per tutti coloro che vogliono avvicinarsi alla conoscenza di questo aspetto della guerra moderna. Sintesi solida e dettagliata, ben documentata a partire da fondi archivistici italiani ma corroborata dall'utilizzo della bibliografia internazionale disponibile (scarna a dir la verità), La guerra dei gas è tutto meno che un manuale ad uso e consumo di pochi tecnici cultori di militaria. Organizzata cronologicamente per anno, il volume ripercorre l'evoluzione dell'arma chimica, il coinvolgimento delle industrie europee nella sua progettazione e lo sviluppo dottrinale nel suo impiego (con interessanti notazioni sulle problematiche legate all'etica militare). Il lettore dovrà, certo, confrontarsi con un'impostazione del discorso che sovente scoraggia il non addetto ai lavori. Non mi riferisco soltanto alla narrazione, talvolta frammentata e difficile a seguirsi per chi non abbia già un retroterra di conoscenze in proposito, ma anche alla veste grafica che, nella tradizione dell'editore Rossato, è fin troppo attenta all'iconografia e scarsamente sensibile al testo. Il risultato sono oltre trecento pagine di stampa fitta e spesso ingestibili, in cui facilmente ci si perde e che non invogliano alla lettura. Peccato, perché il lavoro di Cappellano e Di Martino, due ufficiali in servizio attivo che hanno alle spalle una solida tradizione di studi tecnici assai preziosi per lo storico militare, meriterebbe un'attenzione sicuramente maggiore a quella che gli verrà probabilmente riservata, alla pari di altri volumi specializzati di scarsa circolazione e di rara consultazione.


Marco Mondini