SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Un altro Sessantotto. La protesta nella memoria dei docenti dell’Università di Roma «La Sapienza»,

Francesca Socrate (a cura di)

Roma, Biblink, 2 voll., 415+407 pp., euro 70,00 2008

Tra le recenti, peraltro piuttosto scarse, pubblicazioni sul ’68 i volumi curati da Francesca Socrate si distinguono marcatamente rispetto sia all’impianto metodologico, sia alla prospettiva analitica adottata, approdando a risultati per nulla scontati.Analogamente a un ricco e consolidato filone di memorialistica sul ’68 - si pensi agli scritti dei vari Capanna, Piperno, Boato ecc. - anche questi volumi sono una raccolta di memorie e testimonianze. Tuttavia, e con profonda differenza rispetto ad altre pubblicazioni, la dimensione memorialistica e autobiografica non nasce da un mero desiderio o bisogno, a volte anche un po’ narcisistico, di testimoniare il proprio protagonismo passato. Le memorie e le ricostruzioni autobiografiche che i due copiosi volumi offrono nascono dalla richiesta, da parte della curatrice e del gruppo di studenti che con lei ha lavorato, di prestarsi come fonti primarie di una oral history sul ’68. Una storia orale che finalmente distoglie lo sguardo dalle «grandi star» per spostarlo su soggetti rimasti tendenzialmente relegati in secondo piano, ossia il corpo docente, l’espressione dell’autoritarismo accademico contro cui gli studenti avanzavano le loro istanze di partecipazione e democratizzazione dell’Università. Una storia orale, se si vuole di basso profilo, ma che se letta con attenzione offre un’enorme quantità di riflessioni stimolanti, di informazioni spesso taciute, di punti di vista «altri» rispetto alla storia «convenzionale» del ’68, dunque elementi di arricchimento per l’avanzamento della ricerca su questo soggetto. A parte alcuni riferimenti alla repressione delle forze dell’ordine, una storia che si concentri sulla percezione del movimento da parte di coloro che furono per primi sottoposti alle sfide del movimento è infatti ancora tutta da scrivere.Le fonti sono state selezionate sulla base della loro appartenenza al corpo docente della «Sapienza» di Roma nell’anno 1967-68 (47 docenti). Il «campione» riflette dunque il particolare contesto romano e non ha alcuna ambizione rappresentativa in senso sociologico. Tuttavia il contesto che emerge riflette ampiamente una situazione di grande difficoltà di dialogo tra il corpo docente, anche di quelle componenti più empatiche nei confronti del movimento, e gli studenti. Sotto questo profilo affiorano pertanto elementi che si ritiene accomunassero tutti gli atenei italiani di allora.D’altro canto si rivelano anche significative peculiarità dell’Ateneo romano - tra cui, come rievoca Tullio De Mauro, l’orientamento conservatore se non apertamente nostalgico e filofascista di buona parte del corpo docente - che hanno avuto un certo peso sull’andamento complessivo del movimento a livello nazionale sia nell’innescarne il processo di formazione nel periodo compreso tra gli eventi dell’aprile 1966 e le occupazioni dei primi mesi del 1968, sia nell’imprimervi una radicalizzazione in seguito alla «svolta» rappresentata dagli scontri di Valle Giulia.


Marica Tolomelli