SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Da Salò al governo. Immaginario e cultura politica della destra italiana

Francesco Germinario

Torino, Bollati Boringhieri, pp. 149, euro 16,00 2005

Il libro di Francesco Germinario ? autore noto per le sue ricerche sul neofascismo e sulla cultura di destra ? propone una lettura attenta delle vicende che portano la destra neofascista all'alleanza con la destra liberale negli anni Novanta. Le coordinate della cultura di destra dal dopoguerra fino agli anni Novanta vengono individuate nella contrapposizione alla modernità, nell'estraneità alla cultura della nazione e nell'autoreferenzialità. La ricostruzione da parte della destra neofascista di un'identità culturale, che riconosca e però superi l'eredità fascista, avviene nel dopoguerra con l'appropriazione di autori marginali rispetto al regime ? come Julius Evola ? e della letteratura straniera. Stranamente manca nel libro una trattazione più completa della rivoluzione conservatrice e qualsiasi cenno al ?pensiero tradizionale?, che orientano il dibattito nella destra italiana e in quella europea. Il riferimento al pensiero della tradizione e a René Guénon è, infatti, un passaggio obbligato per la destra italiana e la nouvelle droite francese di Alain de Benoist. Un altro aspetto trattato solo di passaggio dall'autore è l'autodefinizione di parte della destra fin dagli anni Settanta come ?né destra, né sinistra?, comune a de Benoist e a Marco Tarchi ? una figura centrale nella cultura di destra assente nel libro. Tale autocollocazione della ?nuova destra? aveva non solo lo scopo di fornire un'ipotesi di ricomposizione delle classi sociali, come vede Germinario, ma anche quello, non considerato, di creare una ?controegemonia? al ?dominio? degli intellettuali di sinistra. Diventa allora evidente come la diffidenza nei confronti della figura dell'intellettuale tipica della destra, posta in evidenza nel libro, sia riscontrabile solo in parte. L'analisi di Germinario consente di ricostruire la storia della rivista «Intervento» e di chiarire i termini del dibattito sul revisionismo. Il tentativo di appropriarsi dell'opera di De Felice, e poi di quella di Nolte, così come l'interpretazione del conflitto fra i partigiani e la Repubblica sociale italiana come di una ?guerra civile?, rivelano i mutamenti dell'uso della memoria storica da parte della destra. L'ultima fase del revisionismo viene seguita dalla discussione degli anni Novanta sul superamento della concezione storica ?di sinistra? fino alla proposta di ?riscrivere i testi scolastici? avanzata nel 2000. I tentativi di ?neutralizzazione politica? del fascismo e dell'antifascismo, da parte della destra attuale, che opta per una rimozione della memoria storica, piuttosto che per la contrapposizione alla ?sinistra?, sono ripercorsi lucidamente dall'autore. In complesso manca nel libro l'inserimento della vicenda culturale della destra nell'ampio quadro politico e sociale italiano e internazionale, e pertanto una visione più articolata dei rapporti fra la politica e la cultura. D'altra parte, la lettura di Germinario costituisce un pregevole tentativo di porre le questioni centrali del recupero della memoria storica e degli usi e degli abusi di essa nella politica italiana.


Patricia Chiantera-Stutte