SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia del Primo maggio. Dalle origini ai giorni nostri

Francesco Renda

Roma, Ediesse, 284 pp., euro 15,00 2009

Il primo maggio rappresenta nella storia del movimento operaio uno dei momenti più evocativi per il simbolismo universale a cui rimanda; esso rammenta la condizione di lavoro «da mane a sera» del proletariato e il progressivo dispiegarsi delle sue lotte e aspirazioni. Francesco Renda ne propone una lettura «lunga»: dal dibattito sulla formula delle «tre otto» dei primi dell’800 sino agli anni a noi vicini, ricordando, in sintesi, l’impegno di figure come Owen e Fielden, il pensiero di Lenin, Kautsky, Bernstein, Luxemburg e Liebknecht e, per l’Italia, di Turati, Treves, Gramsci per arrivare a Giuseppe Di Vittorio e al movimento sindacale nell’Italia repubblicana, con l’eccidio di Portella nel 1947 (di cui l’a. è stato testimone) che ci ricorda una «festa» bagnata col sangue dei lavoratori. Il primo maggio è quindi presentato come la giornata internazionale del lavoro, affermatasi come «un ideale, un mito, un simbolo» (p. 157): un giorno attorno a cui i lavoratori di tutto il mondo si sono riconosciuti. In questa lettura Renda non manca di sottolineare le peculiarità italiane: dal diffuso clima repressivo di fine ’800, al dualismo tra Nord e Sud (che per l’a. costituisce la più vistosa tara storica e politica), al ruolo delle Camere del Lavoro, alle rivendicazioni contro il caro viveri, la disoccupazione, la guerra, le spese militari e a favore del suffragio elettorale e per la democratizzazione della società. E ancora le divisioni seguite al primo conflitto mondiale, la violenza fascista nel 1920-21, la storia del primo maggio proibito ma celebrato «in qualche modo» nella clandestinità o al confino, con gesti volti a richiamare il significato politico e il rituale festoso: l’esposizione di bandiere, drappi, scritte murali, volantini e cravatte rosse. Piccoli segni ma di grande importanza perché testimonierebbero la volontà di celebrare una giornata che evidentemente il regime non riusciva a vietare del tutto. Il libro si presenta di lettura agevole, forse un po’ troppo leggera, e certamente destinato ad un vasto pubblico; un testo più di divulgazione che di ricerca vera e propria, come suggerisce del resto la mancanza di un apparato di note di rimando, e rivolto specialmente ai giovani che sempre più ignorano le origini, la mitografia di questa data e il suo significato universale per milioni di lavoratori in tutto il mondo. L’a. ricostruisce, a volte con tratti nostalgici visto il duplice ruolo svolto nella sua vita di dirigente sindacale prima e di storico poi, i differenti modi in cui il primo maggio è celebrato nella sua «lunga» storia. Spiace, però, non avere visto dedicata maggiore attenzione al ciclo della congiunta mobilitazione studentesca e operaia del 1968-69, momento assai centrale nella storia del movimento operaio internazionale. Ciò non toglie comunque l’originale lettura data da Renda attraverso la proposta di alcune immagini che nel corso di oltre un secolo e mezzo hanno posto con forza un tema ancora oggi di grande attualità: la difesa del lavoro e del suo intrinseco e duplice obiettivo teso al progresso economico e sociale, che non può essere disgiunto da quello della libertà.


Roberto Bruno