SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Breve storia dello stato sociale

Fulvio Conti, Gianni Silei

Roma, Carocci, pp. 234, euro 18,20 2005

In questo volume, ricco di grafici e tabelle ma non troppo tecnico, di lettura impegnativa ma non preclusiva dell'utilizzabilità didattica, Fulvio Conti e Gianni Silei, docenti rispettivamente nelle università di Firenze e Siena, ripercorrono criticamente l'evolversi delle connotazioni e valenze assunte nelle diverse epoche storiche dallo stato sociale. Con tale espressione s'intende ?l'insieme delle iniziative dei vari paesi nell'ambito dell'assistenza, della previdenza, della regolamentazione del lavoro e, più in generale, per la tutela dei ceti più deboli? (p. 9). A questa definizione ?neutra' se ne sono, nel Novecento, affiancate altre di diversa coloritura, positiva come welfare state (stato del benessere) o, più recentemente, negativa come stato assistenziale. Il taglio del lavoro, corredato da una sostanziosa bibliografia ragionata e dall'indice dei nomi, è di tipo comparativo e copre il mondo anglosassone (Stati Uniti, Canada, Nuova Zelanda) e l'intera Europa ove lo stato sociale ha costituito una conquista delle più significative e un tratto caratterizzante dell'identità. La trattazione prende le mosse dall'Inghilterra del Cinque-Seicento. Infatti, per quanto lo stato sociale rappresenti un portato della rivoluzione industriale e della necessità di lenire le sofferenze sociali derivanti dall'affermarsi dell'economia di mercato, l'approccio storiografico di lungo periodo scelto dagli autori consente di individuarne le radici più lontane nella lotta al pauperismo d'età moderna. Le Poor Laws inglesi d'età elisabettiana e i provvedimenti analoghi in altri paesi del nostro continente, ne costituiscono dunque le radici più lontane. È però con la Rivoluzione francese che vengono sanciti nuovi diritti per i cittadini e nuovi doveri per lo Stato; successivamente le trasformazioni sociali ed economiche ottocentesche, accompagnate dalla nascita di agguerrite formazioni politiche d'ispirazione socialista, delineano il contesto storico di nascita dello stato sociale contemporaneo. Vengono quindi descritti il modello bismarckiano di assicurazioni sociali, che ha larga diffusione nell'Europa continentale, e quello britannico ?liberal-laburista? di primo Novecento. Tra le due guerre la social security degli USA rooseveltiani convive con le iniziative predisposte dagli Stati totalitari. Terminata la seconda guerra mondiale, il welfare state universalistico, elaborato nel regno Unito durante il conflitto, trova applicazione in buona parte degli Stati europei e tocca il suo apogeo negli anni Sessanta. La crisi degli anni Settanta, l'esaurirsi delle politiche d'impostazione keynesiana, i profondi mutamenti economici e demografici di fine Novecento aprono la strada alle ben note difficoltà che lo stato sociale attraversa nella fase storica tuttora in corso. Di tutte queste tappe evolutive, che qui abbiamo richiamato men che sommariamente, vengono descritti normative, istituzioni e organismi operativi e spazio non minore è dedicato all'individuazione dei fondamenti culturali e dei principi ispiratori di uno strumento di redistribuzione della ricchezza che ha reso meno ingiuste e sperequate le società occidentali.


M. Elisabetta Tonizzi