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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Restaurazione italiana. Fiat, la sconfitta operaia dell'autunno 1980: alle origini della controrivoluzione liberista

Gabriele Polo e Claudio Sabatini

Manifestolibri, Roma 2000

L'oggetto di questo agile volume è rappresentato dai "35 giorni" che dall'11 settembre al 15 ottobre 1980 videro contrapposti i lavoratori della Fiat di Torino alla direzione aziendale in uno sciopero da più parti - anche in sede storiografica - considerato un evento periodizzante della storia recente. Con quella sconfitta operaia si sarebbe infatti definitivamente chiusa la stagione di conflitti sociali e mobilitazione politica apertasi con il biennio 1968-69 (cui è dedicato un simile volume-intervista di Bruno Trentin e Guido Liguori, Autunno caldo. Il secondo biennio rosso 1968-1969, Roma, Editori Riuniti, 1999). Il sottotitolo segnala l'enfasi con cui si aderisce a questa ipotesi di lettura, tentando di collocare questa vicenda tra un "prima" e un "dopo", di capire come matura quella sconfitta e cosa cambia dopo di essa, come ne siano stati condizionati i rapporti sociali nei vent'anni successivi. Una risposta di Sabatini a Polo pare illuminante, quando afferma che "anche quelli tra noi più direttamente legati ai lavoratori [...] non avevano la consapevolezza dei grandi fenomeni mondiali, non comprendevano che ciò che veniva dagli Usa era qualcosa che stava per modificare profondamente le relazioni sociali in tutto il mondo occidentale" (p. 139). La questione che si pone è quella del deficit di analisi strategica che il sindacato in quel momento rivelò, dimostrandosi incapace di fuoriuscire dall'orizzonte aziendale e di cogliere gli aspetti del passaggio di fase. Mentre invece lo sforzo che questo volumetto compie è proprio quello di contribuire ad inserire i "35 giorni" in una dimensione processuale ragionando, da una parte, degli equilibri capitalistici internazionali, della lotta tra paesi e gruppi industriali per l'egemonia mondiale, e riflettendo, dall'altra, sui caratteri della fase storica che si chiudeva, dominata per decenni dal fordismo e dalla centralità della produzione, nonché dalla dialettica tra riformismo e tensioni rivoluzionarie nella cultura e nell'identità del movimento operaio. Con ciò dunque entrando a pieno titolo nella discussione attuale sul passaggio dal fordismo al postfordismo e sui caratteri della globalizzazione. In una prospettiva storiografica questo volume risulta tuttavia utile non solo come testimonianza diretta e riflessione intorno ad una vertenza ed alla sua collocazione in un processo storico, ma anche come tassello di una storia del conflitto sociale in Italia. Una storia ancora da scrivere, eppure centrale nell'interpretazione storiografica, poiché può fornire molti spunti di comprensione sui limiti della democrazia italiana, sul deficit di cultura riformista delle nostre classi dirigenti, sul ruolo del sindacato nelle pratiche e nel governo del conflitto, sul "di più" richiesto al movimento operaio italiano - rispetto ad altri contesti nazionali - per la difesa della democrazia e l'estensione dei diritti di cittadinanza politica e sociale.


Luca Baldissara