SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La grande paura del 1936. Come la Spagna precipitò nella guerra civile

Gabriele Ranzato

Roma-Bari, Laterza, 321 pp., Euro 24,00 2011

Ranzato è docente di Storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere di Pisa e uno dei maggiori ispanisti italiani. Con questo volume ritorna ad occuparsi della penisola negli anni '30, completando una riflessione iniziata con L'eclissi della democrazia (Torino, 2004) e poi proseguita, seppur in parte, con Il passato di bronzo (Roma-Bari, 2006). Questi contributi hanno generato un dibattito storiografico interessante e articolato che ha occupato le colonne di importanti quotidiani nazionali. Al centro dell'analisi di Ranzato è ancora la debolezza della democrazia spagnola degli anni '30, la fragilità di una Repubblica insidiata contemporaneamente dalle trame eversive di destra, poi confluite nel golpe del luglio 1936, e dal radicalismo delle forze progressiste spagnole. Sono le due Spagne che si opposero nel corso della guerra civile, cristallizzandosi poi negli anni della dittatura franchista fino alla Transizione, quando, non senza difficoltà e traumi, lasciarono campo libero alla nuova democrazia spagnola. Secondo Ranzato questa viscerale contrapposizione soffocò ideali e aspirazioni di quella parte di classe media di orientamento liberaldemocratico, sostenitrice di un modello economico capitalista e di uno Stato di diritto. Una terza Spagna, secondo l'a., che fu incapace di far sentire la propria voce, perché schiacciata dalle dinamiche di una guerra civile strisciante iniziata ben prima del luglio 1936, ma che fu il simbolo di una democrazia agonizzante sotto il peso di una polarizzazione politica senza soluzioni. L'a. personifica gli ideali di quest'altra società in due militari, Edoardo López Ochoa e Domingo Batet, il primo trucidato da miliziani repubblicani, il secondo dai militari insorti. López Ochoa aveva comandato il corpo di spedizione che aveva violentemente represso i moti rivoluzionari del 1934 nelle Asturie, ma era stato anche un oppositore del regime di Primo De Rivera negli anni '20 e per questo era stato incarcerato. Batet aveva domato la ribellione indipendentista in Catalogna, ma il suo rifiuto di schierarsi con gli insorti era stato sufficiente per causarne la fucilazione. Entrambi, secondo Ranzato, erano dei moderati e dei servitori dello Stato, non ascrivibili a nessuno dei due schieramenti, entrambi antifascisti e anticomunisti, ed entrambi incapaci di porre un argine al conflitto politico che stava precipitando il paese nel dramma della guerra civile. Ancora una volta l'a. ci offre un'immagine della democrazia spagnola del 1936 tutt'altro che edulcorata, in cui violenze ed estremismi, ideali rivoluzionari ed eversione reazionaria sono norma più che eccezione, contribuendo così ad un dibattito spesso condizionato da un uso pubblico della storia. Peraltro in questo lavoro la ricchezza di fonti storiografiche e la professionalità dello storico di fama si uniscono a uno stile narrativo lineare e accattivante che attrae ogni tipo di lettore sin dalle prime pagine.


Andrea Miccichè