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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La follia rappresentata. Matti, degenerati e idioti nella letteratura e nell'arte figurativa italiane nell'Ottocento

Giacomo L. Vaccarino

Firenze, Atheneum, pp. 157, euro 11,88 2001

Nella storia della letteratura e delle arti figurative, il tema della follia, in quanto possibile condizione dell'esistenza umana, ha ricevuto, come è noto, uno spazio di ampie dimensioni. Nell'era della medicalizzazione della follia, quando la psichiatria ha individuato in una serie di comportamenti le prove dell'alterazione mentale, quando il discorso scientifico si avvale di precisi sistemi di classificazione e di etichettamento della malattia, quando si diffonde la pratica dell'internamento come risposta istituzionale alla follia, interni manicomiali, esseri in balìa delle passioni più distruttive, donne in preda a convulsioni isteriche affollano la produzione artistica e letteraria. Riprendendo, quindi, i concetti elaborati e proposti dalla scienza psichiatrica del secondo Ottocento, ?l'autore di romanzi, racconti, drammi, specie quelli rivolti ad un pubblico vasto e meno colto, operava in definitiva, con la forza e la suggestione della creazione artistica e dell'invenzione poetica, un notevole rafforzamento e consolidamento di quelle stesse teorie e convinzioni sedimentate nell'immaginario popolare, realizzando così una sorta di percorso circolare, tra mentalità, scienza psichiatrica e letteratura, di idee e concezioni stereotipate e assai poco scientifiche della malattia mentale e del folle? (p. 23). Questo sistema circolare, ovviamente, servì per fissare meglio e divulgare la linea di demarcazione tra normalità e follia, tra comportamento sano, equilibrato, prevedibile e comportamento scandaloso, pericoloso, licenzioso. In questa direzione, l'autore prende in esame una parte più che rappresentativa della produzione artistica e letteraria dell'Ottocento italiano, rintracciandovi tutti i principali segni e le figure più rappresentative del comportamento abnorme: l'amore smodato e distruttivo, il comportamento criminale e socialmente pericoloso, l'attitudine apatica ed improduttiva, il genio e la sregolatezza, gli esseri idioti e fatui. Naturalmente, il tema centrale del saggio, di assoluto interesse ed originalità, è quello della circolazione e della relazione tra ambito artistico-letterario e discorso scientifico, qui in fondo risolto con la netta preminenza del secondo sul primo. Al riguardo, però, resta del tutto lecito interrogarsi anche sulle fonti e le origini culturali del discorso scientifico ottocentesco. Di recente, in Francia, in un contributo di grande importanza e suggestione (J. Rigoli, Lire le délire. Aliénisme, rhétorique et littérature en France au XIX siècle, Paris, Fayard, 2000) è stato proposto un percorso inverso nella definizione delle figure tipiche della follia, nel senso che sono state evidenziate proprio le continue correlazioni e la priorità del contributo culturale nella formazione del discorso scientifico. È auspicabile, quindi, che giungano nuovi contributi ad illuminare ulteriormente la genesi e la diffusione di categorie e concetti di grande centralità nella cultura occidentale del XIX secolo.


Vinzia Fiorino