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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La Grande Italia marittima. La propaganda navalista e la Lega navale italiana 1866-1918,

Giancarlo Monina

Soveria Mannelli, Rubbettino, 447 pp., euro 24,00 2008

Tra il 1866, anno della terza guerra di indipendenza, e la prima guerra mondiale il processo di costruzione del nuovo Stato unitario si accompagna a profonde trasformazioni economiche, sociali e politiche. A esse si intreccia la storia del «navalismo», il movimento che elabora e propaganda il mito della «Grande Italia marittima» e che ha nella Lega navale italiana, costituitasi nel 1899, la sua espressione organizzata.Basandosi sull’analisi di fonti diverse (carte d’archivio, periodici dell’epoca - le voci ufficiali e ufficiose del navalismo in primis - e un variegato insieme di pubblicazioni saggistiche e letterarie coeve), l’a. organizza la sua narrazione adottando un criterio cronologico e individuando specifiche fasi della storia: la prima aperta e chiusa da due clamorosi insuccessi, Lissa e Adua, che frustrano ma non cancellano le ambizioni del giovane Stato unitario; la seconda coincidente con i tumultuosi anni della crisi di fine secolo - crisi politica, anche se non economica perché proprio allora si profila il «decollo» industriale italiano; la terza (1902-1909) che vede un significativo rafforzamento della Lega navale; le ultime (1910-1918), in cui si affermano definitivamente in un’atmosfera di montante nazionalismo bellicista molte parole d’ordine dei navalisti. All’interno di tale prospettiva diacronica si descrivono i «prodromi e temi del primo navalismo»: dalla enfatizzazione, rimozione, lunga rielaborazione della sconfitta di Lissa alla sottolineatura dell’importanza di una robusta marina, militare e mercantile, i protagonisti di questo movimento informale stabiliscono legami con gli ambienti della Marina, dai quali molti di essi provengono, e con gli interessi industriali che vanno irrobustendosi. A fine secolo il movimento si organizza: le vicissitudini della Lega navale vengono così presentate dettagliatamente, guardando tanto alle sue dinamiche interne - struttura organizzativa, gruppi dirigenti, attività svolte - quanto alle sue relazioni con l’ambiente circostante.Emergono, in tale percorso, elementi di continuità nel sottolineare l’importanza della dimensione marinara per l’Italia che vuole essere una grande potenza, nel prefigurare scenari di guerra richiamando la necessità di rafforzarsi poiché il «nemico», austriaco o francese che sia, è sempre pronto a colpire. La novità consiste nel declinare queste tematiche in una società che sul volgere del secolo diviene, per certi tratti, di massa: il linguaggio, le forme della comunicazione e dell’azione si adattano dunque al contesto da cui sono influenzate e che contribuiscono a plasmare. Il tutto in un costante rapporto con la politica, i suoi nodi cruciali (le alleanze, le colonie, l’emigrazione, il bilancio dello Stato e la spesa militare) e le sue correnti (liberali di varie tendenze, nazionalisti), con la cultura «alta» e «bassa», con l’opinione pubblica. Su tale articolato insieme di questioni la storia del navalismo offre spunti di indubitabile interesse.


Marco Doria