SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La crisi politica della modernità

Gianluca Sadun Bordoni

Roma-Bari, Laterza, pp.354, euro 30,00 2002

Il libro di Sadun Bordoni ha molti meriti. Innanzitutto rappresenta un importante contributo al processo di ridefinizione della periodizzazione storiografica. Chi ritiene, come il sottoscritto, che il XX secolo abbia la sua origine (e non solo le radici) negli anni Ottanta del XIX secolo, troverà in questo saggio non poche conferme. In secondo luogo il volume fornisce una ricchissima (e ben scritta) sintesi delle grandi tensioni che hanno attraversato la cultura politica europea tra fine ?800 e inizio ?900, tensioni che l'autore fa risalire all'irresistibile ?antagonismo latente tra i due principi? quello dell'integrazione sul piano economico e delle comunicazioni e quello della ?frammentazione implicita nella legittimazione nazionale della statualità? (p. 7). Seguire lo spasmo della modernizzazione che ha disintegrato le sicurezze del liberalismo ottocentesco, a cominciare dalla sacralità della nazione, significa coglierne ?i tre conflitti di fondo [?]: l'antagonismo Stato-società; il contrasto centro-periferia; le aporie dell'individualizzazione?. In un quadro così vasto inevitabilmente non tutto è a fuoco o corretto (la debolezza del governo in Inghilterra non viene superata a partire dal 1867 ? p. 143 ? ma dal 1886 dopo lo scontro sull'Home Rule Bill). Il problema più serio tuttavia è la tendenza a confondere ideologie e organizzazioni. Ad esempio si considera una prova di ?sofferenza delle forze liberali in Europa? la sconfitta dei liberali inglesi nel 1874, la caduta della Destra Storica in Italia e la crisi francese del 1877 (p.167). Perché mai? L'800 conosce nei regimi parlamentari, all'interno di una ideologia liberale più vasta delle etichette, conflitti, che non preludono affatto ad una crisi del liberalismo. L'indagine storica ha da tempo individuato divisioni trasversali ai ?partiti? che forse non risulteranno ?pratiche? da utilizzare nelle grandi sintesi ma da cui non si può più prescindere. In realtà per Bordoni l'intero liberalismo europeo è avviato dopo il 1870 ad essere soppiantato dal nazionalismo sotto i colpi del protezionismo e dell'imperialismo. Forse, invece, siamo in presenza di adattamenti e ibridazioni in un quadro che nel suo complesso conservò (non solo nominalmente, come si vide per contrasto tra il 1925 e il 1933) un assetto ?affannosamente? liberale. Ci sono poi nel testo altre parti poco convincenti (vedi il parallelo Lenin- Mussolini ? p.239 ? incentrato sulla crisi del '17 e sul ?comune terreno da cui le due rivoluzioni sono sgorgate? cioè l'odio ?per la civiltà borghese?. Un po' poco per apparentare una rivoluzione come quella bolscevica ? che, per quanto eterodossa, si radicava su un forte retroterra teorico ? al velleitario eclettismo mussoliniano di quegli anni) in un saggio che tuttavia rimane di grande respiro. Una perplessità per chiudere: si scopre che Eugenio Biagini farebbe parte di una non meglio precisata ?storiografia ?progressista'? (p. 285). Quali sono le altre storiografie? Quale ragione spinge un serio studioso ad addentrarsi in classificazioni così estemporanee? Io, ad esempio, non saprei se il lavoro di Sadun Bordoni sia ?progressista?, ?conservatore? o altro, direi solo che è una buona ricerca.


Fulvio Cammarano