SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La Gladio rossa del PCI (1945-1967)

Gianni Donno

Prefazione di Vincenzo Manca, Introduzione di Piero Craveri, Soveria Mannelli (C 2001

Benché convinto che, a differenza degli storici, ?i politici non hanno libri da difendere o tesi storiografiche sulle quali hanno costruito un'intera carriera? (p. 13), l'on. Vincenzo Manca, vice-presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo e le stragi nella trascorsa legislatura, spiega nella Prefazione al volume che la lettura dei documenti del Ministero degli Interni raccolti e commentati da Gianni Donno (consulente della Commissione) ?mi veniva confermando l'ipotesi di partenza: emergevano tratti di un comune dna del Pci e delle Brigate rosse. Questi caratteri comuni si collegano, sia dal punto di vista politico-culturale sia sul piano della tradizione organizzativa, ad un nucleo centrale, che è la disponibilità ideologica verso l'azione violenta per giungere ad un fine salvifico per l'umanità? (p. 13). Il libro costituisce quindi il tentativo di dimostrare l'esistenza della ?Gladio rossa?, ossia di una struttura paramilitare creata dal Pci fin dai primi anni del secondo dopoguerra non con scopi difensivi, ma rivoluzionari ed offensivi, avendo come fine il ribaltamento dello Stato democratico. Anzi, come scrive Piero Craveri nella sua Introduzione, non si dovrebbe nemmeno parlare di ?Gladio rossa?, poiché l'apparato militare non era una struttura esterna e collaterale all'organizzazione del Partito, ma interna ad essa. Allo stesso modo, è errato anche l'uso della categoria della ?doppiezza? per spiegare la politica del Pci perché, fino a Berlinguer, essa rispondeva solo a Mosca, e Togliatti, rispetto a Secchia, fu solo un più lucido interprete dello stalinismo. La struttura militare risulta quindi un pezzo essenziale della storia comunista, anche se non la esaurisce. Il libro di Donno riequilibrerebbe quindi una storiografia ?negazionista? che tace sull'apparato militare del Pci o capovolge la realtà, affermandone l'estraneità al corpo e alla cultura del Partito. I temi, come si vede, sono di grande rilievo: la politica del Pci, la struttura del partito e delle sue organizzazioni, il ruolo degli apparati dello Stato. Ma l'occasione è mancata. Il curatore ? che ignora del tutto le carte della Direzione del Pci e delle federazioni locali depositate presso l'Istituto Gramsci ? è però in grado (forse per opera divinatoria?) di descrivere l'inventario di un ?archivio segreto del Pci? della cui esistenza non ha alcuna prova (se non testimonianze de relato, raccolte in modo romanzesco, cfr. p. 71). I documenti provengono quindi quasi esclusivamente dai fondi del Ministero degli Interni e lasciano, in molti casi, francamente perplessi sulla loro autenticità e sul loro valore ai fini della ricerca, come ha osservato uno storico non certo sospettabile di simpatie ?negazioniste? come Ernesto Galli della Loggia (cfr. il forum sul libro, in ?Nuova storia contemporanea?, nov.-dic. 2001). In margine ad uno dei documenti riportati nel libro (p. 199), datato 7 febbraio 1957, si può leggere la seguente nota a mano dell'allora Ministro degli Interni, Tambroni: ?Far presente che simili segnalazioni generiche non servono a nulla?. Non si può che sottoscrivere.


Giovanni Scirocco