SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Un italiano diverso. Giacomo Matteotti

Gianpaolo Romanato

Milano, Longanesi, 330 pp., Euro 20,00 2011

Il principale merito della bella biografia di Giacomo Matteotti scritta da Romanato, dall'evocativo titolo, risiede - come esplicitamente rivendicato dall'a. - nell'avere finalmente affrontato da un punto di vista scientifico la traiettoria biografica e politica di Matteotti: «L'episodio più noto della vita di Matteotti - si può leggere nell'introduzione al volume - è la sua morte. Oggetto di questo libro è la sua vita, che conoscevamo molto meno» (p. 17). Se questa traiettoria è ricostruita con precisione in tutte le sue sfaccettature (ampio spazio è dedicato alla vicenda familiare di Matteotti, ai rapporti con il fratello, che lo indirizzò al socialismo, con la moglie e con la madre), interessante è anche il tentativo di spiegare, attraverso la parabola del deputato di Fratta Polesine, la crisi dello Stato liberale, anche se qui sorgono alcuni punti contraddittori. La violenza fascista è imputata alle intemperanze massimalistiche del movimento operaio, l'alleanza tra riformisti e popolari (la cui stampa è spesso assurta unilateralmente a fonte di giudizio storiografico) è presentata come l'unica possibile salvezza del paese. Nessun accenno alle responsabilità delle classi dirigenti liberali, così come ai limiti dell'esperienza popolare e riformista, limiti che pure, come l'a. osserva, Matteotti seppe vedere. Non incontestabile appare poi l'ascendenza attribuita al manifesto ideologico redatto da Matteotti per il Psu nel 1923 sulla socialdemocrazia italiana del secondo dopoguerra: certamente non ne tenne conto Saragat quando fu vice di Scelba nel 1954. Tuttavia, a proposito del Manifesto del '23, centrale è l'accurata ricostruzione fatta dall'a. del pensiero politico e dell'ideologia di Matteotti, al di là della sua strenua opposizione al fascismo: una sorta di «riformismo rivoluzionario», o meglio, come l'a. specifica, di riformismo in Parlamento e di intransigenza massimalista nel conflitto sociale polesano, temperatasi solo di fronte al fascismo dilagante, quando maggiore si fece l'attenzione per la questione delle alleanze e per la centralità del Parlamento. I temi portanti della politica matteottiana sono puntualmente esaminati: la battaglia per la scolarizzazione di massa, per la valorizzazione del «comune socialista», la questione tributaria, la fedeltà al Partito al di sopra di tutto, che portò Matteotti a vivere la militanza in maniera moderna e anti-notabilare. Di grande valore ed accuratezza la ricostruzione dell'ambiente sociale delle campagne polesane in cui Matteotti nacque e agì politicamente, ambiente che molto spiega del suo comportamento nell'agone politico sia locale che nazionale. Ugualmente interessante l'analisi delle forme e dei momenti dell'opposizione di Matteotti alla guerra, ben più rigida e radicale di quella di Turati, con la teorizzazione dell'insurrezione volta ad evitarla. Due possibili moventi per l'omicidio sono infine evocati: il suo celebre discorso del 30 maggio 1924 sulle aggressioni fasciste o la sua scoperta di un affare di tangenti riguardante personalità di spicco del nascente regime. Ma, come detto, è sulla vita di Matteotti che l'a. insiste, colmando così un'importante lacuna.


Tommaso Nencioni