SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La venerabile trama. La vera storia di Licio Gelli e della P2

Giorgio Galli

Torino, Lindau, 151 pp., Euro 16,00 2007

Autore di innumerevoli pubblicazioni che spaziano dalla storia dei partiti a quella del terrorismo e della lotta armata, dal pensiero di Mao alle componenti esoteriche del nazismo e al rapporto fra magia e potere nella politica occidentale, da molti anni a questa parte Galli ha prestato particolare attenzione alla dimensione «sotterranea» della storia italiana nel secondo dopoguerra: ossia i tanti misteri, complotti, scandali, stragi e progetti eversivi, che hanno scandito - spesso in maniera cupa e dolorosa - il tempo della Repubblica. È del 1983 L'Italia sotterranea. Storia, politica, scandali (Laterza), cui sono seguiti, fra gli altri, Affari di Stato (Milano, Kaos, 1991) e La regia occulta. Da Enrico Mattei a Piazza Fontana (Milano, Marco Tropea, 1996).In questo volume l'a. si sofferma su uno dei più inquietanti complotti dell'Italia repubblicana (l'affaire P2) e sull'influenza che il suo tessitore, Licio Gelli, ha esercitato in alcuni snodi decisivi della vita politica ed economico-finanziaria del paese. Occorre premettere subito che il libro non si basa su alcuna nuova risorsa documentaria né intende offrire al lettore una ricostruzione puntuale del profilo biografico di Gelli e della vicenda P2. L'obbiettivo è un altro: riproporre una lettura d'insieme della questione attingendo alla vasta pubblicistica esistente, individuando come (garbato) bersaglio polemico quella parte della storiografia che ha sostenuto la tesi del «doppio Stato», ossia della «doppia lealtà» di una parte del mondo militare e dei servizi segreti italiani (alla Costituzione, ma anche e forse di più al Patto Atlantico e alla NATO), in virtù della quale l'Italia repubblicana sarebbe stato un paese a «sovranità limitata» e al principale partito della sinistra, il PCI, sarebbe stato in vario modo impedito di arrivare al potere. La tesi di Galli, argomentata in modo convincente, è che Gelli non abbia «mai preparato colpi di stato», ma abbia «concorso, con i vertici dei servizi e delle forze armate reclutati nella Loggia, a elaborare vari passaggi delle iniziative di destabilizzazione, che avrebbero dovuto condurre a una stabilizzazione moderata e all'emarginazione del PCI» (p. 95). I massimi dirigenti del Grande Oriente d'Italia, l'obbedienza di cui faceva parte la P2, avallarono questa strategia, che si inquadrava nel tradizionale patriottismo massonico, adesso «involuto in un pregiudiziale anticomunismo» (p. 36).Resta da spiegare attraverso quali dinamiche un sodalizio come il Grande Oriente, rinato nel 1943 all'insegna dell'antifascismo e della difesa della democrazia, allora con forti radici anche nella sinistra social-comunista, sia approdato nel giro di un ventennio su posizioni così radicalmente diverse, fino a far proprio il progetto reazionario di Gelli. L'a. offre qualche chiave di lettura interessante (il rapporto consolidato fra massoneria e mondo militare, i legami con le obbedienze americane che si riattivarono a partire almeno dal 1943, la necessità di riallacciare i rapporti con la massoneria inglese): ma quella della presenza massonica nell'Italia repubblicana resta una pagina di storia ancora sostanzialmente da scrivere.


Fulvio Conti