SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La Repubblica del dolore. Le memorie di un'Italia divisa

Giovanni De Luna

Milano, Feltrinelli, 201 pp., Euro 15,00 2011

Con i primi anni '90, il crollo del sistema politico e la scomparsa dei partiti che fecero la Repubblica, è maturata in Italia una nuova stagione della commemorazione. Nuove date si sono aggiunte - spesso confusamente giustapposte - alle ricorrenze usuali, fino a rimodulare il calendario liturgico nazionale. Oltre al 27 gennaio, giorno della memoria della Shoah, abbiamo il 10 febbraio, giorno del ricordo; il 9 maggio, giorno della memoria delle vittime del terrorismo; il 12 novembre, giornata del ricordo dei caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace. E queste sono solo alcune delle nuove ricorrenze civili istituite dal Parlamento. Con questo studio vivace e stimolante De Luna offre finalmente un'analisi critica di tale processo di risemantizzazione delle memorie nazionali, insistendo in particolare sulla parcellizzazione e la destrutturazione della memoria collettiva.Il volume si apre con un capitolo dedicato alla crescente debolezza dello Stato che, da sommo regolatore della memoria nazionale, ha via via perso potere e autorevolezza, divenendo sempre meno capace di gestire la commemorazione. In questo contesto lo storico offre anche una breve ma efficace rassegna dei processi di ristrutturazione delle pratiche commemorative avvenute in anni recenti in varie altre realtà nazionali (Spagna, Russia, Francia). Il secondo capitolo offre invece una sintetica disamina delle stagioni della memoria della cosiddetta Prima Repubblica (dalla Liberazione al 1990). Segue poi un capitolo che analizza le modalità con cui il Parlamento ha legiferato sui tre grandi temi della commemorazione della nuova stagione: Shoah, foibe, terrorismo. In questo capitolo emerge con evidenza l'incoerenza dell'attività legislativa come la sconsolante irrilevanza degli storici e della loro produzione. In effetti lo storico ha perso potere e influenza, mentre altri sono i canali principali attraverso i quali si è plasmata la memoria pubblica: in questo senso risultano ricchi di spunti i tre capitoli dedicati alla televisione. In particolare merita di esser segnalata la connessione che l'a. acutamente individua tra la «televisione del dolore» che si impone a partire dagli anni '80 e l'affermazione del paradigma «vittimario».La centralità delle vittime, e la concorrenza tra diverse tipologie di vittime, è uno dei temi centrali del dibattito contemporaneo e anche su questo punto il volume non manca di offrire stimoli importanti. In questo senso risulta di sicuro interesse l'ultimo capitolo, dedicato alla memoria di Auschwitz, in cui se ne ricostruisce la monumentalizzazione a partire dal dopoguerra fino ad arrivare ai recenti contrasti tra comunità ebraiche e Associazione nazionale ex deportati per la gestione del memoriale italiano.Complessivamente si tratta di un volume riuscito e di notevole importanza per la messa a fuoco delle dinamiche della commemorazione degli ultimi decenni. Volendo sollevare una critica si potrebbe osservare che avrebbe forse meritato più spazio la cultura cattolica, che già dagli anni '50 insistette sulla «comunione nel soffrire» degli italiani per superare le lacerazioni della guerra civile.


Guri Schwarz