SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La mutazione individualista. Gli italiani e la televisione 1954-2011

Giovanni Gozzini

Roma-Bari, Laterza, 226 pp., Euro 24,00. 2011

Protagonista di questo volume è la società italiana, rappresentata in quel lungo processo di trasformazione, dagli anni '50 a oggi, che Gozzini definisce la «mutazione individualista»: una società sempre più orfana della politica, frammentata negli stili di vita e di consumo, ma tutta egualmente protesa alla ricerca della «felicità come bene privato e materiale da realizzare subito» (p. 152). Da sempre caratterizzata dalla presenza di tante subculture politiche e dalla mancanza di un'identità nazionale condivisa, la società italiana ha conosciuto questa virata individualistica già negli anni '70, per effetto delle rivoluzioni sessantottine e della secolarizzazione, e in modo ancor più evidente alla fine del decennio successivo, venute meno le coordinate della guerra fredda e allentatisi i vincoli delle appartenenze ideologiche e delle identità di classe e di partito. Di questa profonda trasformazione la televisione è stata lo specchio fedele, l'amplificatore, il palcoscenico; non l'ha prodotta, non ne è stata l'artefice unica. Questo l'a., sempre attento a non cadere nella facile retorica della demonizzazione, lo ripete spesso. Non essendo «onnipotente», la tv non è la sola responsabile della frammentazione della vita sociale, della spettacolarizzazione della politica, subentrata al ragionamento pacato e al sapere competente, della «maleducazione» culturale messa in scena da tanti programmi della neotelevisione. La vicenda italiana dimostra semmai come, di fronte a una politica sempre più autoreferenziale, sia stata proprio la televisione a interpretare e metabolizzare il processo individualista che, dal 1968 in poi, ha gradualmente trasformato l'integrazione sociale nel soddisfacimento dei sogni e delle ambizioni dei singoli.Dalla paleotelevisione pedagogica di Bernabei, che tanto contribuì alla modernizzazione della società e alla sua unificazione linguistica, alla neotelevisione commerciale degli anni '80, che fece da sfondo alla rivoluzione neoliberista e alla crisi dei valori tradizionali, dal consolidamento del duopolio Rai-Fininvest alla «discesa in campo» di Berlusconi, per arrivare ai new media e alla recente compenetrazione tra vecchi e nuovi generi: è lungo questo cammino che ci guida il bel libro di Gozzini, dove la storia della televisione è trattata soprattutto in relazione alle dinamiche sociali, ma con un occhio attento all'evolvere del quadro politico e all'analisi dei programmi. Così, ad esempio, la tv didascalica degli inizi, potente «strumento di autoidentificazione nella parte moderna del paese» (p. 30), finì per incarnare l'aspirazione alla libertà e al benessere materiale dell'Italia del boom economico; allo stesso modo la televisione commerciale, trasformando la massa indistinta e omogenea degli spettatori in singoli consumatori isolati, ha ben rappresentato il passaggio alla nuova «Italia degli individui» e anticipato il senso di precarietà, incertezza, sfiducia che domina, specie fra i giovani, questi ultimi anni. Un'«Italia degli individui» destinata a sopravvivere alla globalizzazione, all'odierna pluralità del sistema mediatico e all'esperienza politica di Silvio Berlusconi.


Giulia Guazzaloca