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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Chiedo notizie o di vita o di morte. Lettere a don Giovanni Rossi cappellano militare nella Grande Guerra, prefazione di Mario Isnenghi

Girolama Borella, Daniela Borgato, Roberto Marcato (a cura di)

Trento, Museo storico della Guerra, pp. 267, s.i.p. 2004

Attorno alla figura del cappellano militare Giovanni Rossi di Asiago si addensano vari tipi di scritture prodotte da quell'evento fondante della modernità occidentale che è stata la Grande Guerra: i suoi scarni ma espressivi diari, le migliaia di lettere a lui inviate da chi a casa è in preda al panico per la mancanza di notizie del figlio, del padre o del marito al fronte o da chi, disperato e rassegnato alla perdita, chiede informazioni sugli ultimi momenti della vita del congiunto. Don Giovanni Rossi giunge al fronte nel cuore della Strafexpedition e vi rimane ? passando quindi dal fronte trentino al Carso ? fino alla conclusione della battaglia di Caporetto, il 31 ottobre del 1917. Quegli interminabili mesi li trascorre come cappellano militare assegnato all'11° Reggimento Granatieri di Sardegna con il quale partecipa alla battaglia del Cengio, alla presa del monte San Michele, alle azioni attorno a Doberdò, Nad Logem, Welick, Kribak, Oppacchiasella, Hermada e Querceto. I curatori, forse un po' ?innamorati? del loro testo come scrive Isnenghi nella prefazione, lo contestualizzano in modo molto circostanziato e informato. Quando cominciò l'avventura della scrittura popolare, proprio tra Rovereto e Trento, si insisteva molto sulla costruzione del quadro biografico e ?culturale? in cui collocare i materiali. In questo caso le informazioni sul ?paese che scrive? le traiamo dalle intestazioni: sono madri, padri, fratelli, mogli e varie figure di intermediari, che costituiscono il quadro dell'Italia colpita a morte da una guerra inedita e da una tragedia che scompone l'unità familiare e, in molti casi, l'unità mentale di chi vi ha partecipato direttamente o indirettamente. Ma le traiamo anche dalle richieste, spesso concentrate sugli ultimi momenti del corpo vivo e sulle traversie cui è destinato il corpo morto del parente-soldato. Molto invece conosciamo del destinatario-autore, la cui vita e la cui missione pastorale sono ricostruite con una messe di documenti archivistici notevole, che oltrepassa il limite della guerra e sconfina nell'attività commemorativa compiuta da don Rossi negli anni successivi: rimane legatissimo ai granatieri e con essi celebra le ricorrenze delle battaglie più importanti, a dimostrazione del radicamento, nelle singole esistenze, dell'evento guerra. Componendo il ritratto di don Rossi i curatori sanno attraversare la figura del cappellano militare, definendola nei suoi precisi contorni. La lettura di 184 delle migliaia di lettere conservate per tutta la vita nella valigia di don Rossi colpisce sul piano emotivo e dimostra la forza della testimonianza della scrittura che, anche in questo caso, ha la funzione di fissare ciò che spesso è difficile credere e risarcire, quando le risposte giungevano a casa, almeno un po' la vastità delle perdite.


Enrica Bricchetto