SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Ucraina 1921-1956,

Giulia Lami

Milano, Cuem, 115 pp., euro 13,00 2008

A poco più di due anni da un primo volume che si fermava al 1921, questo secondo tentativo di sintesi della storia ucraina traccia le linee essenziali dello sviluppo politico e culturale del paese dalla definitiva conquista da parte dei bolscevichi russi fino agli albori della destalinizzazione. Come nel primo caso, l’a. riassume sapientemente i risultati emersi da ricerche pubblicate prevalentemente fuori d’Italia con uno stile efficace che si rivolge sia agli studenti che agli storici di professione. Il risultato è encomiabile per lo sforzo di colmare una lacuna della produzione italiana e per quello di presentare in un’ottica originale un panorama storiografico assai complesso.La storia dell’Ucraina negli anni ’20 e ’30 è infatti al centro delle principali dinamiche evolutive della storia sovietica e necessita pertanto di tener conto tanto dello specifico nazionale, quanto di ciò che avveniva a Mosca e in tutta l’Unione Sovietica. Il primo capitolo, dedicato a questo ventennio, risulta particolarmente brillante: seguendo le interpretazioni di Magocsi e Bojko per la storia nazionale e di Martin e Priestland per quella sovietica, esso offre un affresco esauriente di tutte le principali questioni, soffermandosi in particolare sui dibattiti politici e culturali, arricchendo il racconto del holodomor con un excursus sulle politiche della memoria nell’Ucraina odierna, e dedicando il necessario spazio alle terre ucraine fuori dei confini dell’Urss. Il resoconto degli anni dalla carestia allo scoppio della seconda guerra mondiale appare invece meno approfondito e sconta un difetto che accomuna la produzione internazionale.Convincente ed esaustivo è il secondo capitolo, che tratta del conflitto con i nazisti, e che descrive distesamente l’evoluzione del movimento nazionalista ucraino, in una parabola che a partire dal fallimento delle istanze democratiche giunse alla deriva filo-nazista e si concluse nella guerra partigiana contro sovietici e nazisti. Approfonditi sono anche i temi dell’invasione sovietica della Galizia, della persecuzione degli ebrei e della collaborazione con i tedeschi. Più in ombra rimangono invece le questioni riguardanti i partigiani filo-sovietici e soprattutto quella degli Ostarbeiter, i lavoratori forzati in Germania, una tragedia che coinvolse milioni di persone e che è stata ben raccontata negli ultimi anni dagli storici ucraini attraverso le (per loro nuove) tecniche della storia orale. Minore attenzione viene prestata alla ricerca ucraina degli ultimi quindici anni, che, se può mancare in bibliografia perché di assai difficile reperimento e lettura per il pubblico italiano, avrebbe comunque meritato maggior spazio.Il terzo capitolo racconta della ricostruzione, degli ultimi duri anni del regime staliniano e dei primi passi del «disgelo», senza dimenticare di soffermarsi sulla repressione delle Chiese ucraine (un tema che, come nei capitoli precedenti, è trattato anche grazie alle ricerche di prima mano dell’a.). Le ancora poche parole sull’epoca chruš?ëviana fanno ben sperare in una futura prossima continuazione di questo pluriennale impegno di studio.


Simone A. Bellezza