SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Italian Foreign Policy, 1947-1951. Alcide De Gasperi and Carlo Sforza between Atlanticism and Europeanism

Giulia Prati

Göttingen, V&R Unipress-Bonn University Press, 272 pp., euro 44,90 2006

Il tema di questo studio è la politica estera italiana nel 1947-51, vista attraverso il ruolo di De Gasperi e Sforza e i suoi due elementi fondanti: l'atlantismo e l'europeismo. Vi fu un'organica strategia di politica estera italiana, o solo un processo di aggiustamento e di opportunistica adesione alle nuove realtà di fatto? I due protagonisti discussi ebbero o no un ruolo determinante? Il volume riproduce una tesi di dottorato discussa all'Università di Bonn nel 2005. Come spesso accade in questi casi, ha una struttura molto rigida (e con molte inesattezze linguistiche). L'autrice si muove tra storia e scienza della politica, riconducendo la sua analisi all'interpretazione «realista» delle relazioni internazionali, fondata sull'interesse nazionale. Il suo approccio è quello di concettualizzare e discutere, non di interrogare nuove fonti. Il primo capitolo esamina le condizioni esterne in cui si sviluppa la politica italiana del dopoguerra: in particolare il passaggio a un sistema internazionale bipolare, che imponeva l'allineamento agli Stati Uniti. Tutt'al più l'Italia poteva trovare una sponda in certi aspetti della politica francese, sia in campo atlantico che in campo europeo. La tesi di fondo è che l'interesse nazionale italiano consisteva nel rientro come membro stimato della comunità internazionale e come Stato indipendente, con una sua, per quanto limitata, libertà d'azione. Era condizionato dalla debolezza economica e dalla divisione interna, per cui l'elemento di alleanza militare atlantica venne visto come aspetto di sicurezza, necessario per consolidare il fronte moderato, anti-comunista, uscito dalle elezioni del 1948. L'Europa agiva come un elemento di ulteriore consenso interno, e anche come controbilanciamento dell'influenza americana. Durante gli anni in questione, argomenta Prati, i fini della politica estera italiana rimasero del tutto tradizionali, mentre sia l'atlantismo che l'europeismo furono gli strumenti principali usati per conseguirli. L'appartenenza italiana alle alleanze va, pertanto, vista come strumentale, sia pure in senso alto. Vengono esaminate le convinzioni e le azioni di De Gasperi e di Sforza. Il giudizio finale è positivo: agendo di conserva, pur partendo da formazioni molto diverse, essi condussero una politica estera efficace che raggiunse il massimo possibile nelle condizioni date. De Gasperi venne a proporre una concezione del ruolo dell'Italia molto complessa, in cui esisteva un nocciolo realista, ma all'interno di considerazioni legate all'universalismo cattolico, alla sua esperienza di uomo di frontiera, alla visione popolare di un forte prevalere di elementi sociali e economici. Tutto ciò lo rendeva flessibile e ricettivo di fronte alle nuove esigenze multilaterali e di integrazione europea. Più tradizionale la visione di Sforza, legata al ruolo dell'Italia come potenza del concerto europeo, illuminata però, secondo l'autrice, da un riconoscimento dell'importanza di opportune alleanze internazionali ed europee anche in chiave soprannazionale ? una visione non solo strumentale, ma frutto di una rielaborazione pragmatica di visioni mazziniane e wilsoniane.


Ruggero Ranieri