SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L’amministrazione italiana. Dal centralismo napoleonico al federalismo amministrativo

Giuseppe Astuto

Roma, Carocci, 394 pp., euro 32,50 2009

L’a., professore di Storia della pubblica amministrazione all’Università di Catania, si propone con questo libro di venire incontro ad esigenze didattiche e l’aggiunta di un glossario finale pare rispondere proprio a ciò. In realtà il testo va ben oltre. È sì una sintesi agile, ma non per questo semplificativa e riduttiva. Il volume fornisce, infatti, un valido e aggiornato contributo alla storia della pubblica amministrazione italiana accostandosi ad una produzione storiografica già importante sul tema e con cui Astuto dialoga costantemente.Al primo capitolo dedicato alla nascita dell’amministrazione nell’Europa moderna, segue la ricostruzione dell’amministrazione italiana dal periodo post-unitario fino al «federalismo amministrativo» dell’ultimo decennio del ’900. È un percorso nient’affatto lineare ma ricco di snodi significativi e di prossimità con la storia giuridico-normativa, politico-istituzionale e sociale del paese, che l’a. bene intercetta, preoccupandosi, tra l’altro, di sottolineare come non sempre queste storie si siano mosse all’unisono: la pubblica amministrazione a volte ha risposto con ritardo alle sollecitazioni esterne, a volte ne è stata anticipatrice. In ogni caso, come evidenzia Astuto nella premessa, quanto affermato «ci ricorda che nel corso della storia unitaria il sistema amministrativo è mutato più volte» (p. 12).Argomento dei successivi otto capitoli del testo è proprio la disanima del percorso dinamico e mutante dell’amministrazione. Ad una politica che si «amministrativizza», nell’immediato periodo post-unitario - «in assenza di partiti organizzatori e di forti autonomie locali, utilizza l’amministrazione per ricercare il consenso e per assicurare la governabilità» (p. 90) - seguono in successione: la «seconda unificazione amministrativa» del periodo crispino - quando le nuove funzioni amministrative rafforzano gli apparati statali e cambia la carriera dei burocrati -, la nascita delle «amministrazioni parallele», che caratterizza gli anni di governo giolittiani, lo slancio espansivo della pubblica amministrazione favorito dalla prima guerra mondiale e gli anni del regime, in cui, da un lato, il ruolo dei ministeri viene rafforzato in senso gerarchico ed autoritario e, dall’altro, si caldeggia la proliferazione di enti per arginare la crisi economica e per organizzare il consenso.Passando al periodo repubblicano emerge come, in chiara antitesi col periodo post-unitario, questa volta è l’amministrazione che si «politicizza»: il rapporto tra politica e amministrazione diviene sempre più stretto e a tratti soffocante. La regionalizzazione, che ridisegna i rapporti tra centro e periferia, la crisi del sistema politico e il processo d’integrazione europea impongono, a partire dagli anni ’70, la necessità di riscrivere il quadro istituzionale proprio sulla base di nuovi criteri tra politica e amministrazione. Nei decenni successivi, unitamente alla riforma costituzionale, molto è stato fatto. Sul tappeto rimane ancora la sfida del «federalismo fiscale» e l’urgenza di «rendere riconoscibili e condivisi i processi d’innovazione» (p. 342).


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