SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Credito e nazione in Francia e in Italia (XIX-XX secolo)

Giuseppe Conti, Olivier Feiertag, Rosanna Scatamacchia

Pisa, Plus-Pisa University Press, 488 pp., Euro 26,00 2009

Ci sono almeno tre motivi per considerare questo volume un esperimento assai interessante. Il primo è che il confronto dei sistemi finanziari dei due paesi è scaturito da un progetto appositamente costruito, che ha impegnato i ricercatori ad incontri di discussione e alla redazione, tutte le volte che si è potuto, di saggi congiunti. Il secondo motivo è che si è dissezionato il vasto campo d'indagine non cronologicamente, ma per temi ed ambiti, scegliendo talora anche angoli visuali poco comuni, come nel caso del saggio sulla critica al credito o del capitolo sul finanziamento dell'edilizia o ancora del saggio molto interessante sulla gestione del personale. Infine, il gruppo di ricerca includeva studiosi di storia della banca e della finanza, ma anche studiosi che, a partire da altre discipline, hanno affrontato temi di storia creditizia, apportando uno spessore ed una varietà di note che non è facile trovare quando i volumi sono monodisciplinari.Da una ricerca tanto composita ci si attende dunque un incremento di conoscenze, piuttosto che la proposizione di un modello interpretativo serrato e così infatti è, anche se il filone nazionalistico e quello del primato della politica sulla finanza sono due fili conduttori emergenti in modo chiaro e convincente, ma di sicuro non applicabili solo a Francia e Italia. In realtà, la finanza, ancor più che altri settori dell'economia, si sviluppa dovunque in stretta connessione con le normative vigenti (si veda l'applicazione che Mark Roe fa di questo argomento al caso americano) ed è solo negli ultimi anni con la deregulation selvaggia che c'è chi ha potuto pensare di arrivare ad una finanza liberata dalla politica, con gli esiti nefasti che sono sotto gli occhi di tutti. Ma nei casi italiano e francese, per motivi diversi, lo Stato ha anche gestito direttamente molte banche per un tempo piuttosto lungo e questo rende il confronto ancora più pertinente.A questo proposito, noterò che l'unico argomento su cui si poteva desiderare maggiore approfondimento è proprio quello delle modalità e dell'impatto delle privatizzazioni, forse un argomento troppo recente e per questo solo sfiorato. Infatti, più che altrove nei due paesi gli equilibri storici nel mondo della finanza sono stati profondamente alterati dalle privatizzazioni, con esiti per nulla scontati. Si prenda ad esempio il Crédit agricole, che è stato restituito dalla privatizzazione ad una gestione cooperativa, dando vita ad uno dei più grandi gruppi cooperativi a livello mondiale, con peculiari modalità di presenza all'estero non in forma cooperativa. A fronte di questa vicenda francese la privatizzazione in Italia ha portato fra l'altro all'eclissi di tutti gli istituti di credito speciale (ad eccezione di Mediobanca), rivelatisi incapaci di condurre una vita autonoma, e al declino di un grande istituto come la Banca commerciale italiana, studiata nel volume fino al 1965.In un mondo economico egemonizzato dai paradigmi anglosassoni un volume che confronta il credito in Italia e Francia è una perla rara e dunque ancora più preziosa.


Vera Zamagni