SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Una guerra segreta. Il Sim nel secondo conflitto mondiale

Giuseppe Conti

Bologna, il Mulino, 555 pp., euro 33,00 2009

L’attività dei servizi segreti militari è stata spesso trascurata dalla storiografia italiana. La ritrosia degli organismi preposti a rendere pubblica la documentazione, la difficoltà nella valutazione delle fonti e una sostanziale sottovalutazione dell’importanza dei servizi nelle operazioni militari ha generalmente scoraggiato gli storici dall’occuparsene, e spesso i pochi studi di carattere scientifico sono stati sommersi da una pubblicistica incline più alla ricerca dello scoop che alla rigorosa ricostruzione dei fatti. Particolarmente grave appariva la lacuna in relazione al periodo della seconda guerra mondiale, soprattutto se si considera che a partire dall’inizio degli anni ’90 un’intensa opera di declassificazione aveva permesso alla storiografia inglese e americana di avviare un’importante stagione storiografia sui rispettivi servizi segreti durante il conflitto.Il volume di Giuseppe Conti colma quindi un vuoto importante, ricostruendo l’attività del Sim nel corso della guerra, ma non mancando di inserirlo nelle più ampie vicende dei servizi segreti militari a partire dall’Italia liberale.Il volume è diviso in due parti. Nella prima, che copre il periodo dalla fondazione del Sim nel 1925 allo scoppio della guerra, si analizzano le ristrutturazioni che interessarono il servizio prima dell’ingresso del paese nel conflitto. Nella seconda si ripercorrono invece le complesse vicissitudini organizzative dello stesso dopo il 1940 e le attività svolte durante la guerra. La base documentaria è costituita soprattutto da fonti di recente declassificazione da parte dell’Ufficio storico dello Stato maggiore dell’esercito, e in particolare dal Diario storico dell’organizzazione.Ne esce un quadro complesso, e il giudizio sull’operato del Sim risulta differenziato se riferito alle attività offensive o preventive delle quali si occupò. Complessivamente l’a. rileva però una scarsa propensione dei comandi militari e della classe politica a riconoscere il ruolo autonomo dei servizi segreti militari e a mettere a disposizione gli strumenti necessari a portare a termine le missioni di loro competenza. Spesso di conseguenza i comandi militari e politici non tennero conto delle pur preziose informazioni ricevute attraverso il Sim, sia per una generale diffidenza nei confronti delle attività clandestine, sia per la necessità di perseguire un’agenda politica indipendente dalle valutazioni militari.Ma non fu solo un deficit culturale a limitare profondamente l’efficacia dei servizi militari durante il conflitto. L’incomprensione delle necessità di un servizio segreto militare e le profonde divisioni e gelosie interne alla macchina decisionale italiana determinarono continue ristrutturazioni del servizio, che si trovò periodicamente spogliato di parte delle sue funzioni e delle strutture necessarie ad operare. Solo nel giugno del 1943, dopo un susseguirsi di riforme e contro riforme, il Sim fu dotato di un’organizzazione coerente e funzionale. Troppo tardi perché potesse dare un contributo più sostanzioso a una macchina militare ormai inevitabilmente votata alla sconfitta.


Tommaso Piffer